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“In questo mondo di ..ladri”. Riflessioni di Pippo Previti sul furto delle opere di Antonello

- 20/08/2026

di Giuseppe Previti, presidente e volontario della fondazione di Partecipazione Antonello da Messina

Tanto per citare un famoso brano di Venditti del 1988. Ma la prima sensazione, a pelle, è proprio questa. Inutile ribadire come ci sentiano noi Messinesi in primis, pugnalati per l’ennesima volta nella schiena e al buio. Mi riferisco al furto dei cinque dipinti di Antonello, che poteva essere ancor più grave se degli onesti cittadini non si fossere premurati a presidiare e ad avvisare le forze dell’ordine sventando cosi anche il furto delle tavole di San Gregorio Magno e di San Benedetto, pronte per essere portate via dopo essere state trafugate.

Non è la prima volta che Messina e i suoi cittadini vengono defraudati dei loro «tesori».

Già nel 1678, dopo la rivolta antispagnola, sono stati portati in Spagna (oggi a Toledo) i privilegi e i documenti storici della citta, ben 1426 pergamene (dal 1037 al 1632). A seguire, un’altra grave perdita avvenne con l’emanazione delle leggi eversive del 1866-1867 con le quali il Regno d’Italia incamerò i beni di quasi tutti gli enti religiosi (Monasteri, Conventi, ecc) per risanare il bilancio statale. La città perse moltissime opere (baste leggere lo storico gaetano La Corte Cailler) e altrettante furono vendute dai religiosi per evitare che finissero nella mani di funzionari dello Stato. Poi il terremoto del 1908 dove si persero gran parte dei monumenti e opere d’arte. Il Polittico di San Gregorio per molto tempo rimase sotto le macerie, rovinato anche dalle successive piogge. Le razzie dei predatori di turno (non mancano mai) ci privarono di ulteriori opere. Il nostro Archivio Storico fu mandato PROVVISORIAMENTE a Palermo, compresa la famosa lettera in carta bambagina (carta araba di fibra di lino e amido) della Regina Adelaisa del Vasto del 1109 conservata precedentemente nella nostra città. Documento, scritto in lingua greca e araba, considerato il più antico d’Europa conservato in un Archivio pubblico.

Trasferiti e mai più tornati – salvo una mostra di qualche anno fa propio al Museo Accascina – le icone bizantine della distrutta chiesa di rito ortodosso di San Nicola dei Greci (sita in via Garibaldi) Circa 41/43 icone, alcune bifacciali, datate tra il XIV e il XIX secolo e consegnata alla flotta greca che si trovava a Messina in missione umanitaria. Mai più ritornate.

Recentemente, per l’ennesima volta, il nostro Archivio Storico è stato trasferito in provincia di Catania. Ringraziamo l’insipienza dei nostri politici locali che, salvo qualche rassicurante atteggiamento, non sono andati oltre, nonostante la forte e costante mobilitazione cittadina.

Dulcis in fundo il clamoroso furto – e speriamo che finisca qui la lunga storia di scippi e falsi trasferimenti provvisori – delle 5 opere di Antonello.

Furto perpetrato mentre la gran parte dei messinesi rinnovava la propria fede a Maria Assunta. Tutto preordinato dai furbastri che mi auguro, anzi sono più che convito, prestissimo saranno assicurati alla giustizia. Cosi spero anche del recupero delle cinque opere. Il centrale del Polittico di San Gregorio ( 1472/73, Suor Frabia Cirino madre Superiore del Monastero di San Gregorio committente e Giaymo Rizzo, procuratore), Madonna con Bambino in Trono e due Angeli reggi corona. La tavoletta posta in alto a sinistra raffigurante l’Angelo Annunciante e la tavoletta di destra in alto raffigurante la Vergine Annunciata. Mentre è mancante la tavoletta di centro, molto probabilmente raffigurante la Pietà cosi come viene raffigurata da un’opera di un pittore anonimo siciliano del XVI secolo, oggi nella chiesa di San Martino a Randazzo. Evidenti le somiglianze con l’opera di Antonello, solo che sono stati sostituiti i Santi laterali con le Sante S. Agata e Santa Chiara. (Fg 1 e 2). Trafugata anche la tavoletta bifronte con Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione (recto) e Cristo in pietà (verso) datati tra il 1465-1474.(Fg 3).

Possiamo recriminare la scarsa e/o l’inadeguatezza della sorveglianza, la sottovalutazione dell’allarme, il mancato collegamento con le forze di polizia, il ritardo con cui questi ultimi sono riusciti ad entrare al Museo, ma ciò non ci ridarà le opere. Certo ora bisognerà completare le indagini in corso e adottare nuove e più moderni sistemi di allarme. Ma nessuno, mi auguro, pensi di fermarsi, se non prima si recupereranno tutte le opere. Nessuna resa ma solo incoraggiamento agli investigatori.

Passato questo momento auspichiamo che finalmente l’ex ospedale Margherita – dopo tante parole e promesse – possa finalemnte ospitare il Museo Archeologico (posto che moltissimi manufatti e collezioni recuperate a Messina sono esposte al Museo Paolo Orsi di Siracusa), una scuola di retauro e magari tutte quelle opere che giacciono nel seminterrato ( si parla di circa 2000 opere) anche se oggi adeguatamente protetti e conservati, ma preclusi al godimento dei cittadini. (vedi foto allegate).

Non possiamo, in conclusione, fare cenno anche al luogo di sepoltura di Antonello. Da 15 anni ci prendiamo cura, come volontari, di questo importante sito di proprietà della parrocchia di Santa Maria di Gesù Superiore. Sappiamo tutto o quasi sulla storia del sito e i motivi per i quali Antonello (terziario francescano) abbia chiesto di essere sepolto in questo luogo. Nessuno più di noi ha studiato, approfondito, scandagliato i più remoti archivi per affermare ciò che alcuni (ormai ben pochi) si ostinano a negare solo perchè non hanno avuto modo di approfondire cosi come abbiamo fatto noi.

Tutto si lega nell’amore viscerale che proviamo per la nostra cara Messina.

Ce la faremo, ce la dobbiamo fare.