

Le operazioni di scavo non conoscono sosta. Dall’area interna della palazzina le ruspe continuano ininterrottamente a estrarre tonnellate di macerie, portate via dai camion in una spola che dura ormai da una settimana. Il perimetro di ricerca si riduce sempre di più, ma la speranza si scontra con l’angoscia: all’appello mancano ancora Santino Magazzù, marito di Rosa Leone, e il collaboratore domestico Lhairu Warnakulasuriya, intrappolati in quel che resta dell’edificio.
Ma se nel cuore del cratere si lavora per restituire un volto alla tragedia, tutt’intorno si consuma il paradosso di un’amministrazione che sembra aver dimenticato come si gestisce la quotidianità in tempo di crisi.
Fermo restando il sacrosanto dovere di blindare l’area e facilitare in ogni modo le tristissime operazioni di recupero, la gestione collaterale dell’emergenza sta assumendo i contorni del grottesco. La strada statale 114 rimane chiusa, i negozi ricadenti nell’area rossa tengono le saracinesche abbassate da sette giorni, via La Pira è interdetta e gli autobus cittadini subiscono deviazioni continue. Eppure, nero su bianco, non esiste uno straccio di atto amministrativo.
Nessuna ordinanza viabile alternativa è stata emanata per supportare questo stravolgimento urbano. Il comandante Giardina dispiega ogni giorno un vero e proprio esercito sul territorio, ma di ordinanze ufficiali nemmeno l’ombra. Un modus operandi che fa storcere il naso e riaccende la polemica.
L’impasse di Messina Servizi e il rischio discariche abusive
Al caos viario si somma un’altra, grave criticità: la paralisi della gestione rifiuti nella zona sud. Con via La Pira chiusa, è di fatto irraggiungibile anche l’isola ecologica di Pistunina, fulcro vitale per il conferimento di materiali e ingombranti per un’intera fetta di città. L’unica struttura omologa è quella di Spartà, all’estremo opposto di Messina.
Davanti al perdurare dell’emergenza, ci si aspettava una mossa rapida. Eppure, da parte di Messinaservizi vige l’inerzia più totale. Nessuna misura di mitigazione è stata approntata. Ci si chiede per quale motivo i vertici, e in primis il neo-presidente Salvo Puccio, non si siano prodigati per una soluzione di buonsenso: posizionare in via eccezionale degli scarrabili temporanei a Giampilieri o a Gravitelli. Un semplice cassone, da svuotare poi a Pistunina una volta rientrata l’emergenza, avrebbe evitato il collasso del sistema.
Invece, nulla. Si pretende forse che un cittadino perda mezza giornata di tempo e 15 euro di benzina per attraversare un’intera città bloccata dal traffico pur di conferire correttamente un rifiuto a Spartà? È un’ipotesi utopistica. Il risultato di questa mancanza di visione è prevedibile e già si tocca con mano: la rassegnazione che sfocia nell’abbandono. L’emblema di questa disfatta gestionale si riassume nella frase che ormai riecheggia tra i centri di raccolta minori, come a Giampilieri: “La lasci per strada, qui non la posso prendere!”
Mentre i soccorritori scavano senza sosta cercando chi non c’è più, chi è rimasto fuori dal nastro bicolore è costretto a fare i conti con un’amministrazione intrappolata sotto le macerie della propria burocrazia.







