L’opera, costruita negli anni Sessanta e mai entrata pienamente in funzione, avrebbe dovuto essere completata nel 2024. A febbraio 2026 erano ancora in corso prove e collaudi. Intanto la zona nord continua a dipendere da turnazioni e autobotti, nonostante gli annunci sull’acqua 24 ore su 24

Giuseppe “Pippo” Capurro torna in Consiglio comunale e riparte da una delle battaglie che hanno maggiormente caratterizzato la sua lunga attività politica: garantire ai messinesi una normale e continua fornitura idrica.
Il consigliere comunale, rientrato a Palazzo Zanca con la nuova consiliatura insediatasi il 5 luglio, ha presentato un’interrogazione al sindaco Federico Basile per chiedere l’immediata e piena attivazione del serbatoio Montesanto 1. Un’infrastruttura strategica, costruita negli anni Sessanta, rimasta inutilizzata per decenni e sulla quale si sono succeduti lavori, finanziamenti, sopralluoghi e annunci senza che la città abbia ancora ricevuto una risposta definitiva.
Nell’interrogazione, datata 29 luglio, Capurro ricostruisce il sistema di approvvigionamento cittadino. Messina riceve la maggior parte dell’acqua dagli acquedotti di Fiumefreddo e della Santissima, oltre a quantitativi provenienti da pozzi e altre fonti. Il principale nodo di accumulo e distribuzione è oggi Montesanto 2, che riceve le portate esterne e le ridistribuisce per gravità verso numerosi serbatoi della zona centro e nord, compreso Tremonti.
Il problema, sottolinea il consigliere, è che le portate disponibili e la capacità complessiva del sistema continuano a non garantire l’erogazione continua. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i villaggi collinari e rivieraschi della zona nord, dove con l’arrivo dell’estate si ripetono cali di pressione, turnazioni, rubinetti a secco e richieste di intervento delle autobotti.
Montesanto 1 avrebbe dovuto rappresentare la grande riserva idrica della città. Secondo quanto riportato nell’interrogazione, l’impianto era stato progettato per raggiungere una capacità complessiva di circa 20 mila metri cubi.
Il progetto attualmente finanziato, tuttavia, riguarda soltanto due delle quattro vasche, ciascuna con una capienza di 2.500 metri cubi, per un accumulo iniziale complessivo di 5 mila metri cubi. Le altre due vasche, necessarie per portare il sistema alla piena capacità, sono state inserite in ulteriori progetti per i quali negli anni sono stati ricercati nuovi finanziamenti.
Nel programma presentato dal Comune e dall’Amam nell’ottobre 2023, l’intervento su Montesanto 1 disponeva di un finanziamento complessivo di 4,2 milioni di euro, con lavori a base d’asta per poco più di 3,1 milioni. La conclusione era prevista entro il 2024. Il progetto comprendeva la demolizione e la ricostruzione delle prime due vasche, la camera delle valvole, i collegamenti idraulici e la condotta tra Montesanto 1 e Montesanto 2.
Quella scadenza, però, non è stata rispettata.
Nel febbraio 2026 l’Amam comunicava che l’opera era “completata al 90 per cento“. Il cantiere, consegnato nell’aprile 2021 e originariamente previsto per una durata di 540 giorni, risultava ancora nella fase precedente al collaudo. Alla fine dello stesso mese furono effettuate le prove di riempimento, con l’annuncio della successiva immissione dell’impianto nel sistema di distribuzione cittadino.
A distanza di cinque mesi, Capurro domanda che fine abbiano fatto il collaudo e la piena entrata in esercizio. Non bastano, infatti, le prove di riempimento: occorre sapere se le vasche siano state collaudate, con quali quantitativi vengano alimentate, da quale data siano operative e quale incremento abbiano realmente prodotto nelle ore di distribuzione.
Il nodo dell’Alcantara e dei 400 metri mancanti
Montesanto 1 è stato progettato per ricevere acqua da tre sistemi: Fiumefreddo, Santissima e Alcantara. Il collegamento con Montesanto 2 è stato realizzato attraverso una condotta di circa 900 metri, mentre l’infrastruttura dovrebbe alimentare anche Tremonti e rafforzare l’intero sistema della zona centro-nord.
Nella sua interrogazione Capurro solleva, però, un’altra questione: mancherebbero circa 400 metri di condotta per rendere effettivo il collegamento con l’acquedotto Alcantara. Il consigliere riferisce inoltre di contrasti con Siciliacque sulla realizzazione dell’intervento e domanda perché il tratto non possa essere costruito dalla stessa società, partecipata anche dalla Regione Siciliana.
Si tratta di un punto sul quale è necessaria una risposta documentata. Bisogna chiarire chi debba realizzare la condotta, quale sia il costo, se esista un progetto approvato, quali autorizzazioni manchino e, soprattutto, se l’acqua dell’Alcantara sia effettivamente disponibile nelle quantità necessarie.
Un serbatoio, infatti, non produce acqua. Può accumularla, regolare le portate, compensare le interruzioni e rendere più elastica la distribuzione, ma soltanto se viene alimentato e se la rete a valle è in grado di trasferire l’acqua fino alle utenze.
Da De Luca a Basile, la promessa dell’acqua continua
La vicenda di Montesanto 1 si inserisce nella lunga stagione degli annunci sull’acqua 24 ore su 24.
Già nel novembre 2019, durante la sindacatura di Cateno De Luca, veniva annunciato l’appalto degli interventi del Masterplan con lo slogan “si va verso l’acqua h24”. I progetti avviati in quella fase sono stati successivamente rivendicati dall’amministrazione Basile come parte di una programmazione cominciata nel 2018.
Nell’ottobre 2023 Basile presentò un piano di investimenti da quasi 70 milioni di euro, finanziato attraverso Masterplan, PON Metro, FSC e PNRR. L’obiettivo dichiarato era garantire entro il 2026 l’erogazione continua, riducendo contemporaneamente le perdite della rete. Anche Montesanto 1 veniva indicato tra le opere fondamentali del cosiddetto “piano Marshall” dell’acqua.
Il 2026 è arrivato, ma l’acqua 24 ore su 24 non è arrivata insieme a esso.
Nei giorni scorsi l’Amam ha riconosciuto ancora una volta l’esistenza di un “deficit infrastrutturale atavico” nella zona nord. Per fronteggiare i disagi sono stati annunciati nuovi interventi sul collettore della Strada Panoramica, ulteriori monitoraggi, il potenziamento delle autobotti e l’apertura di punti di distribuzione idrica. Nei villaggi tirrenici, collinari e rivieraschi, continuano infatti le segnalazioni di carenze e insufficiente pressione.
È la contraddizione che l’interrogazione di Capurro porta nuovamente dentro Palazzo Zanca: da una parte una programmazione milionaria, dall’altra cittadini ancora costretti a riempire cisterne, attendere le autobotti e organizzare la propria giornata in base agli orari di distribuzione.
L’attivazione di Montesanto 1 potrebbe aumentare sensibilmente la capacità di accumulo e rendere meno vulnerabile il sistema durante guasti, manutenzioni o riduzioni temporanee delle portate. Cinquemila metri cubi aggiuntivi rappresentano un polmone utile, soprattutto per la zona centro-nord.
Non costituiscono, tuttavia, la soluzione definitiva. Restano da affrontare la dipendenza prevalente dal Fiumefreddo, la disponibilità delle fonti alternative, le perdite della rete, le insufficienze delle condotte della zona nord e il completamento delle altre due vasche. Nel 2022 il Comune indicava perdite idriche pari al 53 per cento e presentava ulteriori progetti per oltre 10 milioni destinati al completamento di Montesanto 1 e per 18,8 milioni al collegamento tra Montesanto, Tremonti e Torre Faro.
Per questo la richiesta di Capurro non può essere liquidata con un nuovo sopralluogo o con un’altra dichiarazione d’intenti. Il sindaco e l’Amam dovranno indicare date, portate, certificazioni e responsabilità.
La domanda è semplice: Montesanto 1 è pienamente funzionante oppure no? Se non lo è, cosa manca? E quando entrerà realmente in servizio?
Dopo sette anni di annunci sull’acqua continua e dopo una previsione di completamento già fissata al 2024, i messinesi non hanno bisogno di un’altra promessa. Hanno bisogno di sapere quando l’acqua accumulata a Montesanto arriverà davvero, con pressione sufficiente, nei loro rubinetti.





