La Procura ipotizza un sistema di certificazioni alterate in cambio di denaro e altre utilità. Otto persone sotto indagine. Alla vigilia dell’insediamento del Consiglio comunale, maggioranza e opposizione restano in silenzio
L’inchiesta sulle presunte false invalidità riconosciute attraverso pratiche dell’Asp di Messina non è più soltanto una vicenda giudiziaria. Il coinvolgimento di un consigliere comunale appena eletto proietta inevitabilmente il caso dentro Palazzo Zanca, aprendo una delicata questione politica e istituzionale.Tra le otto persone indagate figura Francesco Asciutto, 61 anni, dirigente medico e responsabile del servizio di Assistenza domiciliare integrata dell’Asp. Asciutto è stato eletto nelle liste della maggioranza che sostiene il sindaco Federico Basile e si prepara a entrare ufficialmente in Consiglio comunale.Le contestazioni formulate dalla sostituta procuratrice Giorgia Spiri, nell’inchiesta coordinata dal procuratore Antonio D’Amato, riguardano, a vario titolo, le ipotesi di corruzione, falso e truffa aggravata ai danni dello Stato. Accuse ancora tutte da verificare nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.
L’ipotesi della Procura: invalidità e benefici a chi non ne aveva diritto
Secondo l’impostazione accusatoria, tra novembre 2024 e la primavera successiva sarebbe stato organizzato un meccanismo diretto a ottenere il riconoscimento dell’invalidità totale e i conseguenti benefici previdenziali per persone che, secondo gli investigatori, non ne avrebbero avuto diritto.Le pratiche avrebbero indotto in errore le commissioni chiamate a valutare le condizioni sanitarie dei richiedenti. In cambio degli atti ritenuti contrari ai doveri d’ufficio sarebbero state consegnate somme di denaro, ancora da quantificare, e altre utilità. Tra queste viene indicato anche un maglione del valore di circa 140 euro.Un dettaglio apparentemente marginale, ma che per l’accusa contribuirebbe a ricostruire la natura degli scambi contestati.
Dipendenti, intermediari e beneficiari
Nell’inchiesta risulta coinvolto anche Domenico Calogero, 54 anni, dipendente dell’Asp. Il presunto sistema avrebbe inoltre potuto contare sull’attività di alcuni intermediari, individuati in Abderrahim Cherckaoui, Antonino Celona e Patrizia La Camera.Secondo gli investigatori, avrebbero svolto il ruolo di collegamento tra il medico e le persone interessate a ottenere le certificazioni e i benefici economici.Tra i destinatari delle pratiche finite sotto esame compare anche Angela Villanti, 69 anni, cognata di Asciutto. Per la donna sarebbe stato ottenuto un aggravamento dell’invalidità con la previsione della non revisionabilità della condizione. Sotto la lente della Procura sono finite anche le posizioni di Giuseppa Isonzo e Angela Venuto.
Referti autentici inseriti in altre pratiche
La Guardia di Finanza ha già acquisito documentazione e sequestrato computer e telefoni cellulari. Asciutto è stato inoltre interrogato nell’ambito delle attività investigative.Un capitolo particolarmente delicato riguarda le firme di nove medici, operanti in strutture pubbliche e private, apposte sulle certificazioni contestate.
L’ipotesi investigativa è che i professionisti possano essere completamente estranei ai fatti. Referti autentici, redatti per altri pazienti o per differenti procedimenti sanitari, sarebbero stati estratti dalle pratiche originarie e successivamente riutilizzati per costruire nuovi dossier.
Saranno gli accertamenti tecnici e documentali a stabilire se le certificazioni siano state effettivamente manipolate e chi abbia avuto accesso ai fascicoli sanitari.
Palazzo Zanca tace
Mentre l’indagine prosegue, la politica messinese sceglie il silenzio. Né la maggioranza che sostiene Basile né le opposizioni hanno finora assunto pubblicamente una posizione sulla presenza tra gli indagati di un consigliere comunale appena eletto.
Il procedimento penale dovrà naturalmente seguire il proprio corso e nessuna responsabilità può essere anticipata prima di una sentenza definitiva. Esiste tuttavia anche un piano politico, distinto da quello giudiziario, sul quale le forze presenti in Consiglio saranno inevitabilmente chiamate a esprimersi.
La questione riguarda l’opportunità istituzionale, la tutela dell’immagine dell’ente e il rapporto di fiducia tra gli eletti e la comunità cittadina.Il silenzio diventa ancora più evidente alla vigilia della seduta di insediamento del nuovo Consiglio comunale. I rappresentanti eletti saranno chiamati a giurare di esercitare le proprie funzioni con scrupolo e coscienza, nell’interesse dell’amministrazione e della collettività.
Una formula solenne che, in questo clima, rischia di essere accompagnata da un interrogativo politico impossibile da ignorare. Le accuse dovranno essere provate nelle aule giudiziarie. Palazzo Zanca, però, non potrà sottrarsi ancora a lungo alla responsabilità di spiegare alla città quale posizione intenda assumere.





