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Tragedia alle Maldive, esplorazione fatale a 60 metri: morti cinque sub italiani. Tra le vittime una docente dell’ateneo genovese

- 15/05/2026

Tra i deceduti la professoressa Monica Montefalcone e sua figlia. Sotto indagine le miscele delle bombole e le correnti nell’immersione a 60 metri di profondità.

Il mare delle Maldive si è trasformato in una trappola mortale per cinque italiani. Nell’atollo di Vaavu, teatro di quello che le autorità locali definiscono il più grave incidente subacqueo mai registrato nel Paese, un’immersione profonda per esplorare un sistema di grotte sottomarine si è conclusa in tragedia. E mentre si teme che il bilancio delle vittime possa aggravarsi, le indagini si concentrano sulle condizioni meteo proibitive e sull’ipotesi di un fatale problema tecnico all’attrezzatura.

Le vittime: un ateneo sotto choc

Il dramma ha colpito al cuore il mondo accademico e della ricerca scientifica. Tra le vittime accertate c’è Monica Montefalcone, professoressa associata in Ecologia al Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita (Distav) dell’Università di Genova. Studiosa affermata, volto noto in tv e responsabile di importanti progetti marini come Talassa e GhostNet, Montefalcone si trovava nell’arcipelago proprio come coordinatrice di un progetto di ricerca.

Insieme a lei ha perso la vita la figlia ventenne, Giorgia Sommacal, studentessa di Ingegneria biomedica nello stesso ateneo. La tragedia ha spazzato via anche le vite di Muriel Oddenino (originaria di Poirino, nel Torinese), assegnista di ricerca del Distav, e di Federico Gualtieri (di Borgomanero, nel Novarese), neolaureato magistrale in Biologia ed Ecologia marina. L’Università di Genova ha espresso profondo cordoglio per quelle che definisce “cinque vite spezzate nelle profondità del mare delle Maldive, fra cui quattro strettamente legate all’ateneo”.

La dinamica: l’allarme dalla “Duke of York”

L’incubo si è materializzato nella giornata del 14 maggio. Secondo una prima ricostruzione, il gruppo si era immerso in mattinata per un’escursione a 60 metri di profondità, un’attività che sembrerebbe slegata dai lavori ufficiali di ricerca. Alle 13.45 è scattato l’allarme: dall’imbarcazione d’appoggio Duke of York nessuno li ha visti riemergere. “Una tragedia, non posso aggiungere altro“, è stato il laconico commento della console italiana Giorgia Marazzi. Le Forze di Difesa Nazionali maldiviane hanno subito inviato una nave della guardia costiera e squadre di sommozzatori, presidiando l’area per tutta la notte.

Le ipotesi: dal meteo all’intossicazione da ossigeno

Sulle cause del disastro restano aperti due filoni d’indagine principali:

  • Le correnti e il maltempo: Le condizioni meteorologiche nell’atollo erano dichiaratamente avverse, tanto che le autorità avevano diramato un allarme giallo per imbarcazioni passeggeri e pescatori. I sub potrebbero essere stati colti di sorpresa da violente correnti sottomarine.
  • L’intossicazione da ossigeno: È l’ipotesi tecnica più accreditata dagli esperti. A 60 metri di profondità, la miscela standard delle bombole non è più sufficiente e l’ossigeno inalato ad alte pressioni (oltre gli 1,4-1,6 bar) diventa altamente tossico. In queste immersioni estreme, la miscela deve essere bilanciata con gas inerti come l’elio. Un guasto al miscelatore o un errore di calcolo dei gas potrebbe aver innescato un’intossicazione letale.

I precedenti nell’arcipelago

Quello di Vaavu è l’incidente più grave nella storia dell’arcipelago corallino, ma purtroppo non è un caso isolato. Solo pochi mesi fa una turista britannica e il marito hanno perso la vita in mare, mentre a giugno era scomparso un giovane giapponese. I media locali parlano di almeno 112 turisti deceduti in incidenti marini negli ultimi sei anni, 42 dei quali proprio durante sessioni di immersione o snorkeling. Un bilancio che oggi si aggrava drammaticamente, lasciando l’Italia intera in attesa di capire cosa sia realmente accaduto nel buio di quelle grotte.