Le sigle sindacali respingono le richieste dell’azienda e si appellano al Commissario Straordinario. L’accusa: “Interpretazioni distratte della normativa”.

MESSINA — I nodi del trasporto pubblico messinese vengono inesorabilmente al pettine. In una città che attende risposte sul fronte della mobilità, il braccio di ferro tra i vertici di ATM S.p.A. e le rappresentanze dei lavoratori si inasprisce severamente. In una nota ufficiale dell’11 maggio 2026, indirizzata alla Direzione Generale e all’Amministratore Unico di ATM, nonché alla Prefettura, alla Commissione di Garanzia e al Commissario del Comune di Messina, le sigle UILTRASPORTI, FILT-CGIL, FAISA CISAL e ORSA TRASPORTI hanno messo nero su bianco la loro irrevocabile posizione. Sebbene le organizzazioni sindacali premettano di voler archiviare ogni sterile polemica, non esitano a muovere critiche affilate all’Azienda, accusata di “interpretazioni ‘distratte’ delle Relazioni Industriali e della normativa in materia di diritto di sciopero”. Una premessa che blinda, di fatto, la proclamazione dello sciopero di 8 ore previsto per il prossimo 8 giugno.
I fatti e le date, nel rigoroso perimetro tracciato dall’art. 40 della Costituzione, delineano la genesi di un conflitto ormai radicalizzato. La vertenza si è aperta formalmente con la proclamazione dello stato di agitazione il 23 febbraio 2026. Da quel momento, il cronoprogramma della conciliazione ha registrato un’inesorabile sequela di fallimenti. La prima fase delle procedure di raffreddamento si è chiusa con esito negativo il 13 aprile 2026. Un ulteriore e obbligatorio tentativo di conciliazione, esperito in Sede Prefettizia ai sensi della L. 146/1990, ha prodotto l’ennesima fumata nera il 24 aprile 2026, a causa dell’assenza di nuovi elementi risolutivi proposti dall’azienda. Questo reiterato immobilismo ha generato, il 5 maggio 2026, la prima azione di sciopero di quattro ore, caratterizzata da una diffusa e significativa adesione del personale.
Il nervo scoperto della contesa risiede in un vero e proprio scontro procedurale. ATM ha infatti reiterato la richiesta di sospensione dello stato di agitazione, una mossa che i sindacati liquidano come “anomala”, considerando che la relativa procedura si è già integralmente esaurita senza il raggiungimento di intese. Le sigle ricordano un principio cardine: una volta attivate le azioni di sciopero, le Relazioni Industriali debbono intendersi sospese. La responsabilità di un’eventuale ripresa del confronto ricade interamente sull’Azienda, la quale è chiamata a formulare nuove e concrete proposte, astenendosi dall’imporre condizioni unilaterali.
Di fronte a questo stallo, i lavoratori si sono rivolti alle massime istituzioni territoriali, richiedendo l’intervento di mediazione del Commissario Straordinario del Comune di Messina tramite una nota dell’8 maggio 2026. Pur rinnovando l’auspicio per un autorevole intervento istituzionale capace di scongiurare ulteriori proteste che limitano un servizio essenziale per l’utenza, le Organizzazioni Sindacali sottolineano una cruda verità: i dipendenti, palesemente insoddisfatti da soluzioni aziendali bollate come meramente dilatorie, non esitano a sacrificare ancora una volta parte del proprio salario per rivendicare diritti e dignità sul posto di lavoro.
La prosecuzione del dialogo non potrà in alcun modo essere subordinata a condizioni unilaterali preventive, mirate esclusivamente a sospendere lo sciopero in totale assenza di risposte dovute alla platea dei lavoratori. La città, nel frattempo, resta alla finestra, ostaggio di un’impasse che minaccia di paralizzare un asse vitale del vivere civile.





