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Sciopero Atm, è scontro totale sui numeri. I sindacati: «L’azienda non conosce i propri servizi, narrazioni tattiche e ritorsioni»

- 07/05/2026

Le sigle smontano le percentuali aziendali sull’adesione e denunciano pesanti ritorsioni nell’organizzazione dei turni: «Corse a vuoto a fine protesta pagate con soldi pubblici e dirigenti in totale confusione sulle linee». L’ultimatum: basta alibi e tattiche dilatorie, pronti al confronto solo per soluzioni definitive.

La guerra dei numeri incrocia quella dei nervi in casa Atm. Dopo la nota (che alleghiamo in fondo a questo articolo) con cui i vertici dell’Azienda Trasporti di Messina avevano sminuito l’adesione all’ultimo sciopero serale, arriva la durissima e dettagliata controreplica delle sigle sindacali. Orsa, Faisa Cisal, Filt Cgil e Uil Trasporti non ci stanno e, carte alla mano, smontano la ricostruzione aziendale, sollevando interrogativi allarmanti sulla reale contezza che la nuova dirigenza ha del servizio di trasporto pubblico offerto alla cittadinanza.

La tensione resta altissima, con i rappresentanti dei lavoratori che denunciano una gestione approssimativa e l’uso dell’organizzazione del lavoro come strumento di “ritorsione” contro chi ha incrociato le braccia.

Il “mistero” della linea 30 e la confusione sui servizi

Il primo affondo dei sindacati riguarda la conoscenza stessa del servizio sul territorio. L’azienda aveva contestato la narrazione sindacale relativa a una specifica tratta, parlando della linea 29. I report allegati dalle sigle, uniti in modo inequivocabile al foglio di marcia dello scorso 5 maggio, dimostrano invece che la linea in questione è proprio la numero 30. Un errore che per i sindacati non è un semplice refuso, ma la spia di un problema ben più grave: è “allarmante e preoccupante”, denunciano, che il nuovo management non abbia chiarezza sui servizi espletati, vista la delicatezza e l’importanza del trasporto pubblico garantito quotidianamente dai dipendenti.

La matematica dello sciopero: i conti che non tornano

Sulla questione dell’adesione, le sigle accusano Atm di “narrazioni tattiche” e di palesi lacune nei calcoli percentuali. La direzione ha dichiarato la presenza di 228 dipendenti in turno durante le quattro ore di protesta serale (dalle 18:00 alle 22:00). Una cifra che i sindacati smentiscono categoricamente con una scomposizione chirurgica dei dati:

  • Dei 70 autisti in turno, ben 60 hanno scioperato, riportando i mezzi in deposito (i restanti erano in gran parte apprendisti che, memori di recenti licenziamenti, hanno preferito evitare).
  • Il personale delle officine ha aderito in larga maggioranza, con tre operatori su cinque in sciopero.
  • Gli operatori della manutenzione erano presenti in piazza accanto ai sindacati.
  • 21 dipendenti sono vincolati a restare in azienda per i presidi di sicurezza obbligatori.
  • Il personale amministrativo, alle ore 18:00, ha già concluso il proprio orario di lavoro e non è in sede.

A fronte di questi numeri, le sigle pongono una domanda tranciante: chi sarebbero gli altri dipendenti non scioperanti conteggiati dall’azienda? È credibile pensare che metà dell’intero organico di Atm lavori stabilmente nella fascia serale? Per i sindacati, si tratta di un’operazione che non regge sul piano logico e che mina unicamente la credibilità della direzione, non certo il successo della protesta.

Il nodo dei cambi turno e l’ombra delle ritorsioni

Un altro fronte caldo è quello dei cambi turno. L’azienda aveva rivendicato le autorizzazioni concesse dal Cuoat (Capo Unità operativa amministrativa tecnica), ma i sindacati ricordano al management, “insediatosi da poco”, le basi dell’accordo di secondo livello: gli autisti hanno il diritto a sei cambi turno senza necessità di alcuna autorizzazione, se richiesti nei tempi previsti. E qui emerge un’altra contraddizione aziendale: se l’interesse per lo sciopero era davvero così scarso, come si spiega che l’azienda stessa confermi la necessità di molti dipendenti di riorganizzare le proprie attività pur di potervi aderire?

Ancora più pesante è l’accusa sulle ritorsioni a fine protesta. I sindacati denunciano come il Cuoat abbia disposto la ripresa del servizio per quegli autisti che avrebbero concluso il turno appena 3 o 5 minuti dopo la fine dello sciopero. Una mossa che viene tradotta in una domanda puramente economica: quanto è costato all’azienda, in termini di carburante e straordinari (dunque soldi pubblici), far effettuare corse a vuoto solo per un “capriccio” punitivo?

Eclatante è infatti il caso della linea 30, come su riportato, di un’autista costretta a effettuare un’intera corsa post-sciopero, terminando il turno con due ore di ritardo. L’azienda, denunciano i sindacati, ha preferito pagare lo straordinario a lei piuttosto che impiegare l’autista di riserva già in servizio ordinario fino a mezzanotte.

Il paradosso dei Carabinieri e l’ultimatum

Infine, il singolare episodio del Cavallotti. Secondo l’azienda, una pattuglia dei Carabinieri avrebbe avvicinato un semplice operatore di esercizio (ignorando del tutto la direzione) per segnalare un gruppo di utenti rimasti a piedi alle 21:30 e diretti in zona collinare. Un aneddoto che, fanno notare le sigle, si ritorce contro Atm: prima si tenta di sminuire l’impatto della protesta con percentuali creative, poi si ammette che lo sciopero ha paralizzato il servizio al punto da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine per gestire le criticità.

La chiusura di Orsa, Faisa Cisal, Filt Cgil e Uil Trasporti è un vero e proprio ultimatum. Confermano la disponibilità al confronto, ma a una condizione: che serva a trovare soluzioni condivise e definitive. Nuovi incontri basati sull’alibi della nuova dirigenza o su paragoni con la gestione passata saranno considerati semplici “attività dilatorie” che i lavoratori, esasperati al punto da scioperare rimettendoci di tasca propria, non sono più disposti a tollerare.

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