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Alloggio malsano di via Arezzo – Tra muffa nei polmoni e fango sui social: chi non ha mai alzato un dito ora lincia la Musolino, unica a chiedere interventi

- 28/04/2026

Loredana Mento: “De Luca sapeva, era a conoscenza di questa situazione… anche a lui avevo scritto per e-mail e anche su Messenger… e fatalità quelli di Messenger sono stati visualizzati recentemente…”

Nella scintillante narrazione di una fazione politica che si autocelebra un giorno sì e l’altro pure, c’è un piccolo, umido dettaglio che stona: la realtà. E la realtà, a Messina, ha l’indirizzo preciso di via Arezzo, dove un alloggio comunale si è trasformato da anni in un ecosistema a sé stante, perfetto per studiare la proliferazione dei funghi, ma leggermente meno indicato per farci vivere la signora Loredana Mento, suo marito e i loro due figli minori.

Dal 2023, la quotidianità di questa famiglia è un brivido costante. Non per l’emozione delle promesse politiche, ma per l’acqua che s’infiltra, scorre lungo l’impianto elettrico e gocciola amabilmente dal lampadario. Un parco acquatico domestico con annesso rischio di folgorazione. A completare il quadro clinico, più che abitativo, ci pensa la muffa che ammorba l’aria, regalando ai due minori patologie respiratorie assortite.

Di fronte a questo disastro igienico-sanitario, mesi fa, si muove la senatrice messinese Dafne Musolino, vice capogruppo al Senato di Italia Viva. Fa quello che un parlamentare dovrebbe fare: presenta una nota al commissario straordinario del Comune, Mattei, chiedendo di mettere in sicurezza l’alloggio dopo anni di assoluta inerzia. Il risultato? Zero interventi strutturali, e ci chiediamo perché Mattei non abbia mosso un dito.

In compenso si è scatenata un’imponente operazione di edilizia acrobatica sui social. Una ridda di insulti e commenti offensivi si abbatte sulla senatrice, accusata dal plotone d’esecuzione digitale di “voler fare campagna elettorale”. Dettaglio squisitamente fattuale, del tutto trascurabile per i leoni da tastiera: la Musolino non è candidata.

Ma l’apoteosi del grottesco si raggiunge quando entra in scena l’ex assessora, Alessandra Calafiore, oggi candidata (lei si) al consiglio comunale a sostegno di Basile. Chiamata a rispondere di una situazione di sua stretta e prolungata competenza, l’ex assessora, che finora ha dimostrato prove alla mano di non aver mosso un dito, sfodera una difesa lapidaria che sa di lesa maestà: “La signora ha rifiutato un alloggio all’isolato 13”. Come osano, i cittadini, rifiutare la sistemazione offerta e pretendere persino di non morire asfissiati dalle spore o fulminati in soggiorno e in camera da letto?

Una giustificazione che emana un insopportabile odore di ripicca istituzionale, condita peraltro da un goffo tentativo di scaricabarile. La Calafiore, infatti, ha persino tentato di addossare la responsabilità alla stessa Musolino, adducendo che anche quest’ultima era in giunta durante il periodo della vicenda. Peccato per un piccolissimo vizio di forma: la Musolino non ha mai avuto la delega alle politiche sociali. Quella delega è appartenuta proprio alla Calafiore, e per ben otto anni. Otto anni conclusi, stando alle condizioni di via Arezzo, nel nulla assoluto.

Insomma chi dovrebbe stare in silenzio e provvedere, a maggior ragione perché in campagna elettorale, rimane ferma, cristallizza la propria inazione mentre il “sistema” social deluchiano si scatena con il solito metodo “spalamelma”. Mentre una famiglia continua a versare in condizioni igieniche e di sicurezza pessime. Ma non votano anche loro Basile? Non vota anche la signora Mento e con lei tutta la sua famiglia? E non fa più “baccano” una denuncia di un corretto intervento seppur tardivo? E lei ex assessora Calafiore, oggi candidata al Consiglio Comunale.. lei ci abiterebbe in questo alloggio?

Ma a smentire definitivamente la stucchevole propaganda ci pensa la diretta interessata. Le parole della signora Loredana Mento sono pietre sull’ipocrisia di chi oggi si candida ad amministrare: “De Luca sapeva, era a conoscenza di questa situazione… anche a lui avevo scritto per e-mail e anche su Messenger… e fatalità quelli di Messenger sono stati visualizzati recentemente. Da gennaio la squadra doveva essere pronta per l’intervento… siamo quasi a maggio… e niente, per l’ennesima volta si sono persi strada facendo. È surreale che, stando ai commenti incredibili dei sostenitori di De Luca e Basile, chi è intervenuta per aiutarci venga fatta passare come ‘pessima parlamentare’, mentre chi si è voltata dall’altra parte debba passare per persona per bene. Ma la realtà dei fatti e la muffa sulle nostre cose e nei nostri polmoni contraddice qualsiasi bugia. Vergogna”.

Dalla millantata efficienza amministrativa alla narrazione virtuale il risultato è zero assoluto. Mentre ci si affanna a difendere l’indifendibile e a infangare chi ha provato ad accendere un faro sulla vicenda (prassi ormai assurta a comodo sistema), alla famiglia Mento non resta che sopportare, raccogliere le proprie cose ammalorate dalla muffa, oppure prendere tutto e depositare una bella denuncia alla Procura della Repubblica. Perché tra l’omissione, l’inerzia e il pericolo sanitario costante, gli estremi penali sembrano esserci tutti. E nelle aule di Tribunale, a differenza che sui social, le narrazioni di comodo si schiantano facilmente contro la realtà dei fatti.