Sospendere l’insospendibile. Miracolo in ATM: la Cisl s’inventa l’inedito tasto “Pausa” per le procedure di raffreddamento, ignorando il piccolo dettaglio che per legge queste o si chiudono con un accordo o si va allo scontro. Un capolavoro di equilibrismo creativo perfetto per congelare la protesta, regalare ossigeno all’azienda in piena campagna elettorale e lasciare i lavoratori ad aspettare Godot.

C’era una volta il fronte sindacale compatto. Poi, all’ATM, si è passati alla strategia della macchia di leopardo. Ognuno per sé e l’azienda per tutti. Un trionfo del divide et impera in cui i vertici aziendali sguazzano felicemente, firmando accordi traboccanti di pie illusioni e “impegni” che, col senno di poi, difficilmente vedranno la luce della concretezza.
L’ultimo capolavoro della serie è andato in scena ieri, 9 aprile 2026. Protagonista la FIT-CISL, che, smarcatasi con foga dalla scomoda compagnia di Cgil, Uil, Orsa e Faisa Cisal, ha preteso e ottenuto un faccia a faccia in solitaria con il Direttore Generale, Pietro Picciolo. Oltre al Direttore, a rappresentare la benevola ATM c’era l’avvocato Letterio Villari , mentre per la sigla sindacale sedevano al tavolo Letterio D’Amico, Daniele Lisitano e Daniele Pellegrino. Il tema caldo in agenda? La fatidica “Procedura di raffreddamento“.
Il risultato di questa fuga in avanti? Quattro pagine di verbale in cui l’azienda “si impegna” a fare quello che, in una gestione normale, sarebbe il minimo sindacale. Si promette la revisione immediata dell’Ordine di Servizio n. 37/2026 sulle ferie e la modifica del n. 38/2026 sulla malattia. Si annuncia, in pompa magna, l’attivazione di tavoli tecnici entro 7 giorni per discutere di turnazioni e tabellini di marcia. Insomma, fiumi di inchiostro e una valanga di buone intenzioni, ma di conquiste reali per i lavoratori che ogni giorno stanno al volante, neanche l’ombra.
Ma il vero colpo di genio, la perla giuridica di questa tornata, è l’esito della vertenza. Chi mastica un minimo di diritto sindacale sa bene che le procedure di raffreddamento, una volta che ci si siede al tavolo, non ammettono mezze misure: o si chiudono positivamente con un accordo, o si chiudono negativamente, spalancando le porte allo sciopero. E invece no. A Messina si inventa la terza via: la “sospensione”.
Nel verbale, la FIT-CISL mette nero su bianco la sospensione delle iniziative di lotta. E per non farsi mancare nulla, produce anche una comunicazione ufficiale indirizzata a Prefetto e Commissione di Garanzia, in cui decreta la sospensione delle procedure per “consentire il prosieguo del confronto“.
Un limbo perfetto. Un passaggio a vuoto, viziato sia nella forma che nella sostanza, che casca a fagiolo in piena campagna elettorale. Il Direttore Picciolo, fiutando l’aria, aveva persino chiesto un rinvio di queste procedure, ma la Cisl si è impuntata, scegliendo di sedersi al tavolo il giorno 9 a tutti i costi. Il risultato è questo capolavoro di attendismo anomalo. L’azienda incassa il risultato massimo col minimo sforzo: guadagna tempo prezioso, illude i dipendenti e aspetta comodamente l’esito delle urne, mettendo in ghiaccio qualsiasi spauracchio di vera agitazione.
Ora, le speranze dei lavoratori per una gestione aziendale più equa e meno personalistica sono tutte rimandate al prossimo 13 aprile. Quel giorno, il Direttore Picciolo dovrà vedersela con Cgil, Uil, Faisa Cisal e Orsa per affrontare le medesime procedure. E questa volta, le altre sigle non sembrano disposte ad accontentarsi di “sospensioni” creative. Sul tavolo porteranno una richiesta primaria e non più rinviabile: una soluzione definitiva sul direttore dell’esercizio Santino Trimarchi. I rapporti tra quest’ultimo e gli autisti, infatti, sembrano ormai irrimediabilmente compromessi.
Vedremo se il 13 aprile segnerà l’inizio di una stagione di dialogo vero e di soluzioni tangibili, o se assisteremo all’ennesima puntata di questo teatrino delle promesse vuote. Vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi.




