Il capolavoro, acquisito dallo Stato a New York, andrà stabilmente all’Aquila. Ma il richiamo delle origini si fa sentire e il Ministero assicura una tappa espositiva sullo Stretto.

Un ritorno in patria atteso, un’acquisizione storica e un dibattito, assolutamente naturale, sulla sua destinazione finale. L’Italia riabbraccia l’Ecce Homo di Antonello da Messina, un capolavoro appena rientrato dagli Stati Uniti grazie all’intervento del Ministero della Cultura, che lo ha acquistato tramite la Direzione generale Musei presso la casa d’aste Sotheby’s di New York nel febbraio 2026.
Prima di prendere la via per la sua sede espositiva, il dipinto si gode un palcoscenico istituzionale d’eccezione. Il Senato della Repubblica e il dicastero della Cultura hanno organizzato un’anteprima mondiale nella Sala Capitolare di Palazzo della Minerva (sede della Biblioteca del Senato), dove l’opera resterà esposta per dieci giorni. Un luogo carico di prestigio, che solo fino a poche settimane fa aveva ospitato la Bibbia di Borso d’Este, evento che ha visto la visita d’onore di Sua Santità Leone XIV.
Un gioiello a due facce: storia e fascino della tavola
L’opera è un concentrato di maestria e devozione intima, condensato in dimensioni quasi da miniatura: una piccola tavola di legno spessa un centimetro e grande appena 20,3 per 14,9 centimetri. Si tratta di un reperto opistografo, ovvero dipinto su entrambi i lati:
Il Recto: Ospita la prima, intensissima interpretazione antonelliana dell’Ecce Homo, un volto di Cristo che per la sua formidabile resa psicologica segna uno spartiacque nella pittura quattrocentesca.
Il Verso: Rivela un raffinato San Girolamo penitente immerso in un paesaggio di chiaro gusto nordeuropeo, a conferma del forte legame tecnico e stilistico di Antonello con la pittura fiamminga.
Databile intorno al 1465, la tavola era l’ultimo esemplare di questa specifica iconografia rimasto fino a oggi in mani private. La sua traiettoria è affascinante: probabilmente custodita in Spagna agli inizi del Novecento e passata in seguito per la celebre collezione newyorkese Wildenstein, venne definitivamente riscoperta e restituita al catalogo del maestro siciliano dal critico Federico Zeri nel 1981.
Destinazione L’Aquila: il rientro a Messina sarà itinerante
Di fronte a una simile acquisizione statale (costata alle casse pubbliche quasi 15 milioni di dollari), sorge spontanea e legittima una domanda che ha animato subito il mondo culturale: non sarebbe un atto di giustizia, poetica e territoriale, far rientrare l’opera in via definitiva nella sua Messina?
È un desiderio comprensibilissimo, ma la realtà della programmazione ministeriale traccia un percorso differente. Il dipinto è stato infatti assegnato in via permanente al Museo Nazionale d’Abruzzo (MUNDA) dell’Aquila. La scelta avrebbe un valore simbolico: l’opera troverà casa nel Castello cinquecentesco appena riaperto, dialogando con l’arte del territorio abruzzese proprio nel 2026, anno in cui L’Aquila è Capitale Italiana della Cultura.
Tuttavia, le legittime aspettative della Sicilia non sono state del tutto disattese. Il Ministero ha infatti chiarito che, pur avendo L’Aquila come residenza, l’Ecce Homo avrà “tutta l’Italia come domicilio”. Dal capoluogo abruzzese prenderà avvio un itinerario espositivo nei principali musei nazionali e le istituzioni hanno già confermato che il tour farà tappa proprio a Messina. Un rientro che sarà dunque temporaneo, ma che permetterà alla città dello Stretto di ricongiungersi e celebrare, finalmente dal vivo, il capolavoro del suo concittadino più geniale.




