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La casa di muffa e il “miracolo” elettorale: parla la residente. Ecco la verità sull’alloggio di via Arezzo

- 27/03/2026
via arezzo

Sei anni di attesa, rimpalli burocratici e persino lo spauracchio dei servizi sociali. La dura smentita di Loredana Mento all’ex assessora Calafiore: «Ci ridevano in faccia, solo la senatrice Musolino ci ha ascoltato».

Dopo mezzo decennio di silenzi, calcinacci e prese in giro, il Comune scopre il degrado a ridosso delle urne. Lo sfogo della madre smonta la difesa di Calafiore: «Anni di scaricabarile per allungare il brodo».

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Ci volevano le elezioni per far scoprire ad Alessandra Calafiore, ex assessora alle Politiche Sociali e oggi fulgida candidata nelle truppe di “Basile Sindaco”, che in via Arezzo c’è un alloggio popolare marcio. Per sei lunghi anni, la signora Loredana Mento e i suoi due figli hanno respirato le spore dell’abbandono istituzionale. Patologie certificate nero su bianco dall’Asp, degrado, appelli disperati. Risposta del Comune? Il nulla cosmico, condito da un solo, inutile sopralluogo dal 2020 a oggi.

Poi, d’incanto, si avvicinano le urne, interviene la senatrice Dafne Musolino per chiedere al commissario straordinario Pietro Mattei la messa in sicurezza immediata, e si compie il miracolo. L’ex assessora, folgorata sulla via del voto, replica stizzita per farci sapere di “aver trovato e avviato la soluzione” e che “il procedimento giungerà a compimento“. Un tempismo svizzero (che oggi non è più un complimento, purtroppo). Mezzo decennio di agonia e, magicamente, a un passo dall’apertura delle urne la pratica è “in itinere“. Viene quasi il fastidioso sospetto che l’unica cosa da mettere in sicurezza, più che l’appartamento, fosse l’immagine elettorale.

Ma a smontare la storiella del “tutto va ben madama la marchesa” ci ha pensato la diretta interessata. La signora Loredana non ci sta a fare la figurante e ha smentito l’ex assessora, rivelando i contorni di una vicenda che oscilla tra Franz Kafka e una commedia grottesca, se non ci fosse di mezzo la salute di due ragazzini.

«Sono stanca di leggere ricostruzioni insensate, pensate unicamente per scrollarsi di dosso responsabilità evidenti e tentare di far ricadere le colpe dell’ex amministrazione Basile sulla senatrice Dafne Musolino». Inizia così la ferma dichiarazione pubblica di Loredana Mento che interviene per chiarire i contorni di una vicenda che si trascina da anni tra silenzi istituzionali e rimpalli burocratici.

La signora Mento ripercorre un’odissea iniziata nel 2020: «Già durante la pandemia chiedevo disperatamente un sopralluogo per capire come avremmo dovuto gestire la didattica a distanza in una casa piccolissima e umida. I miei figli erano costretti ad alternarsi tra una stanza e i gradini delle scale, con il rischio costante che si staccassero calcinacci dal soffitto della terrazza». Di fronte a queste richieste, l’assessorato guidato da Alessandra Calafiore avrebbe risposto con continui rinvii. «Mi dicevano ‘manderemo la squadra’, ‘a breve inizieranno i lavori’, ma nei fatti sono stata solo rimbalzata da un ufficio all’altro, tra numeri di telefono inesistenti e segreterie che allungavano i tempi all’infinito».

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La denuncia tocca due episodi ritenuti emblematici della gestione del caso. Il primo riguarda la proposta di un alloggio all’isolato 13: «Mi dissero di approfittarne rapidamente, prima che ‘gli ex inquilini rientrassero’. Volendo garantire un ambiente sicuro e senza conflitti alla mia famiglia, ho legittimamente rifiutato. La risposta della Calafiore fu: ‘La signora sempre incinta non riuscivamo a buttarla fuori e ora che ci siamo riusciti lei ha rifiutato. Ora che le posso dire? Che fate, chiamate i giornali?».

Subito dopo, l’episodio più paradossale: la convocazione da parte dei servizi sociali per valutare l’affido dei minori.

Scopriamo così il livello di empatia istituzionale. Di fronte al legittimo rifiuto della madre, che chiedeva semplicemente di poter vivere tranquilla e non in un ripiego ben lontano dalle esigenze familiari, è scattato il capolavoro amministrativo. Invece dei muratori, le sguinzagliano contro i servizi sociali per valutare l’affido dei minori. «Io e il mio compagno eravamo sotto shock. Quando l’assistente sociale ha capito che eravamo lì per un problema di infiltrazioni d’acqua e di spazi inadeguati, si è messa a ridere, ammettendo che il Comune non sapeva più a chi rivolgersi per allungare i tempi della pratica».

Un tentativo di passarsi la patata bollente talmente surreale che le stesse assistenti sociali, constatato che ai bambini non mancava nulla né dal punto di vista affettivo né materiale, si sono messe a ridere.

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E non è finita qui, perché al peggio non c’è mai fine. Alla signora viene pure “suggerito” di rifare la domanda per la casa, con l’amministrazione perfettamente consapevole che, in quanto già assegnataria, la richiesta sarebbe stata carta straccia. Un banale e crudele stratagemma per allungare il brodo. Infatti, nonostante ripetuti tentativi di sollecito, inclusa una segnalazione alla premier Meloni e un incontro mediato da esponenti politici locali, la situazione, infatti, è rimasta bloccata. «Durante un confronto, la stessa Calafiore mi invitò a presentare una nuova domanda di assegnazione, pur sapendo perfettamente che sarei stata esclusa in quanto già assegnataria. L’ennesima mossa per prendere tempo». Nel frattempo, i sopralluoghi tecnici compreso quello dell’ASP hanno confermato la gravità strutturale dell’immobile: scale a rischio, necessità di interventi radicali e costosi. «I lavori sono stati sempre rimandati e oggi viviamo tra abbassamenti di tensione improvvisi, prese elettriche che saltano, muffa ovunque e pezzi di soffitto che crollano». Ciliegina sulla torta: le richieste di aiuto della donna e le suppliche per un sopralluogo venivano liquidate dal segretario con delle simpatiche emoticon sorridenti. Un tocco di inarrivabile classe.

Tutte prese in giro di cui la signora, giustamente umiliata e con le mani legate, conserva accurata memoria e documentazione.

Messa alle strette dalla realtà, la Calafiore ha tentato l’ultimo, disperato diversivo: tirare in ballo la Musolino, rea di aver scoperchiato il vaso di Pandora ascoltando il grido disperato della famiglia. Un autogol clamoroso, oltre che un insulto alla memoria dei messinesi.

«Nella sua risposta la Calafiore asserisce che è l’unica che ha trovato la soluzione….ma di quale soluzione parla? Dal 2020 io e la mia famiglia attendiamo una soluzione che non è ancora arrivata. Così non sapendo più a chi rivolgermi- spiega la signora Mento– ho contattato la senatrice Dafne Musolino. È stata l’unica che, in due giorni, è salita a casa per verificare di persona la situazione e mettersi a disposizione. Ai ‘leoni da tastiera’ che parlano di caccia ai voti rispondo chiaramente: primo, la senatrice non è candidata; secondo, il suo unico interesse è far capire ai cittadini da chi siamo amministrati. Non importa il colore politico, conta chi riesce a dare voce a chi l’amministrazione fa finta di non ascoltare.».

Ricordiamo, infatti, che la Musolino non ha mai avuto la delega alle Politiche Sociali. Quella poltrona, per quasi otto anni, l’ha occupata saldamente proprio la Calafiore. Otto anni in cui ha avuto in mano la gestione totale del caso, otto anni in cui il fascicolo di via Arezzo è rimasto a prendere muffa mentre i cittadini venivano sballottati da un ufficio all’altro. Ora, per fortuna, “il procedimento è in corso”. E sperando nel Commissario Straordinario del Comune Pietro Mattei, auspichiamo si concluda davvero. Amen.

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