10 views 3 min 0 Comment

Frana di Niscemi, le accuse dell’ex capo D’Urso: «Così la politica affossò un piano da 180 miliardi»

- 26/03/2026
ttucciodurso

Prosegue l’inchiesta della Procura di Gela sul disastro colposo. Ascoltati gli ex vertici della Protezione civile sui fondi stanziati dal 1997 e mai spesi.

WhatsApp vds

Un progetto da 180 miliardi di vecchie lire, pensato per salvare Niscemi dal dissesto idrogeologico, mandato in fumo da «politici miopi, taluni corrotti e burocrati collusi». È un atto d’accusa durissimo quello che l’ingegnere Tuccio D’Urso, responsabile della Protezione civile siciliana nel 1997, ha consegnato ai magistrati. Le sue dichiarazioni aprono uno squarcio inquietante nell’inchiesta condotta dal procuratore di Gela, Salvatore Vella, che indaga per disastro colposo a carico di ignoti nel tentativo di fare luce sulle omissioni e sui ritardi accumulati dopo il primo, devastante smottamento di quasi trent’anni fa.

Sentito martedì per circa otto ore a Gela, D’Urso ha ricostruito le dinamiche di quegli anni. Attraverso i propri canali social, l’ex dirigente ha confermato di aver depositato decreti, contratti e l’accordo stipulato all’epoca con la Protezione civile nazionale. Documentazione che, a suo dire, proverebbe come un percorso tecnico e amministrativo già avviato sia stato sistematicamente distrutto. Le concause del cedimento del versante – dove, sottolinea D’Urso, «non si sarebbe mai dovuto costruire» – erano già note nel 1997: infiltrazioni di acqua piovana e scarichi fognari. La soluzione, che prevedeva l’inizio dei lavori per una nuova rete fognaria e per i canali di gronda, fu però bruscamente interrotta. «Fui allontanato dalla Protezione civile in malo modo», ha rivelato, definendosi «scomodo al presidente di turno».

Niscemi la frana

Oltre alle ombre del passato, l’ex responsabile ha sollevato pesanti dubbi sul presente, manifestando ai magistrati forti perplessità sugli interventi messi in campo oggi e denunciando la «completa inadeguatezza» dell’attuale struttura siciliana deputata al contrasto del dissesto idrogeologico.

Nel frattempo, il “pool frana di Niscemi” accelera. I due pubblici ministeri che affiancano il dottor Vella lavorano per mappare gli interventi di consolidamento fantasma e tracciare i fondi stanziati ma mai spesi. A questo scopo ieri, nei locali della Squadra mobile di Caltanissetta guidata da Rosario Scalisi, è stato ascoltato a sommarie informazioni testimoniali anche l’ingegnere Calogero Foti, ex dirigente della Protezione civile regionale.

La sua audizione si aggiunge a quelle, avvenute nelle scorse settimane, dell’ex prefetto di Caltanissetta Isabella Giannola – nominata all’epoca commissario per l’emergenza frana – e dell’attuale capo della Protezione civile regionale, Salvatore Cocina. L’obiettivo della Procura è chiaro: incrociare testimonianze e documenti per ricostruire decenni di immobilismo, individuando le responsabilità di chi ha permesso che l’emergenza di Niscemi rimanesse una ferita aperta dal 1997 a oggi.

Niscemi sfollati
Niscemi sfollati