Daniela Briuglia, fondatrice del gruppo nazionale “Lavoratori fragili uniti”, firma un’accorata lettera aperta rivolta a chi siederà a Palazzo Zanca. Al centro del dibattito la tutela dello smart working per i dipendenti con disabilità, forte di un impianto normativo chiaro e di una recente sentenza della Cassazione.

“Caro futuro Sindaco del Comune di Messina, non so ancora chi sarai, ma sento profondamente il bisogno di rivolgermi a te con queste parole, cariche di speranza e di fiducia”. Si apre così, con un tono intimo ma fermo nei propositi, la lettera aperta scritta da Daniela Briuglia, figura di riferimento e fondatrice del gruppo Facebook “Lavoratori fragili uniti”, che oggi accoglie migliaia di iscritti in tutta Italia.
L’obiettivo del messaggio è chiaro: blindare le conquiste sul fronte dell’inclusione lavorativa e garantire che il cambio di guardia all’amministrazione cittadina non rappresenti un passo indietro per i dipendenti più vulnerabili di Palazzo Zanca.
La dignità del lavoro e le “difficoltà invisibili”
La richiesta rivolta al futuro primo cittadino è quella di “continuare a tutelare me e tutti i lavoratori fragili e con disabilità del Comune di Messina, persone che ogni giorno affrontano difficoltà invisibili ma reali, senza mai rinunciare alla dignità del lavoro”.
Briuglia riconosce alle precedenti amministrazioni di aver dimostrato “sensibilità e responsabilità”, attuando la normativa europea che riconosce il diritto agli accomodamenti ragionevoli. Un diritto che, sottolinea a chiare lettere, non va confuso con una concessione: “Il lavoro agile, per noi, non è un privilegio: è un diritto, è una possibilità concreta di continuare a vivere e lavorare”.
Lo smart working come vera “salvezza”
Per comprendere l’impatto reale di questa modalità lavorativa, la lettera entra nel dettaglio del vissuto quotidiano di chi lotta contro malattie invalidanti. “Per chi convive con gravi patologie, lavorare da casa ha rappresentato in questi anni una vera salvezza”, spiega Briuglia. Questo strumento ha permesso a molti di continuare a produrre e “dare il meglio di noi, senza essere costretti a ricorrere continuamente alla malattia quando le nostre condizioni non ci consentivano di uscire di casa”.
Evitare il ricorso massiccio ai congedi per malattia significa scongiurare perdite economiche e, soprattutto, “il rischio di superare i limiti di comporto e perdere il lavoro“. Le barriere, per un lavoratore fragile, iniziano ben prima di varcare la soglia dell’ufficio: “Anche un gesto semplice come prendere un mezzo pubblico può diventare un rischio serio, soprattutto in presenza di immunodepressione“, si legge nell’appello. “Le nostre malattie spesso ci sottraggono energia e forza: riusciamo a lavorare da casa, con impegno e responsabilità, ma raggiungere quotidianamente il luogo di lavoro, per molti di noi, è semplicemente impossibile”.
Il peso della Legge e della giurisprudenza
Oltre all’aspetto umano e sociale, la portavoce dei lavoratori fragili richiama un solido impianto giuridico. A rafforzare il diritto allo smart working interviene infatti “il nuovo articolo 5-bis della Legge 104/1992, introdotto dal decreto legislativo n. 62 del 2024, che obbliga il datore di lavoro a garantire accomodamenti ragionevoli“. Un obbligo che nel caso del lavoro da remoto, fa notare Briuglia, non comporta alcun aggravio per l’amministrazione, “che anzi beneficia di un risparmio sui costi”.
A blindare questa interpretazione è intervenuta anche la giurisprudenza recente: “La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 605 del 10 gennaio 2025, ha riconosciuto il diritto al lavoro agile per cinque giorni a settimana a un lavoratore con disabilità, confermando quanto questo strumento sia essenziale e legittimo“.
L’appello si chiude con una richiesta di empatia e visione politica: “Ti chiedo, quindi, di ascoltare la nostra voce, di guardare oltre le carte e le norme, e di riconoscere nelle nostre storie la necessità di continuare su questa strada di civiltà e inclusione”.



