L’inseguimento in auto e gli insulti denunciati dal leader di Sud chiama Nord. Indagherà la Digos tra l’ipotesi dell’intimidazione e quella del dissenso degenerato, in un clima pubblico sempre più imbarbarito.

La scena ha i contorni di un poliziesco di provincia, ma la sostanza è quella di una cronaca che scivola inesorabilmente verso il basso. Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, ed alcuni membri del suo staff, sono stati bersaglio di un pedinamento in piena regola a Barcellona Pozzo di Gotto. Lo riferisce De Luca stesso.
A bordo della sua Opel Corsa rossa, il deputato regionale sarebbe stato braccato da una Mercedes scura con quattro persone all’interno. Un inseguimento ostinato, che si sarebbe concluso solo all’imbocco del casello autostradale e condito da un inequivocabile «tonnitinni a casa ca è megghiu» urlato a squarciagola dai finestrini.
È lo stesso De Luca a denunciare l’accaduto, con il fiato ancora corto e una giustificata inquietudine, dalla sala dell’Hotel Royal di Messina. Le sue parole descrivono l’azione di “quattro balordi”, ma aprono immediatamente uno squarcio sulle motivazioni di un gesto che travalica ampiamente i confini del confronto democratico. Quattro “mafiosi” o quattro “balordi”?
Il fascicolo passa ora nelle mani della Questura e degli agenti della Digos, a cui spetterà l’arduo compito di decifrare la matrice di questo atto indegno, a prescindere dal colore politico del bersaglio. Sul tavolo restano due ipotesi principali. Da un lato, lo spettro dell’intimidazione mirata: un avvertimento dal sapore mafioso o criminale, pensato per zittire e spaventare. Dall’altro, l’espressione “malamente” degenerata di un dissenso che ha smarrito ogni vocabolario civile. Entrambe le alternative, pur nella loro profonda differenza penale, convergono su un fatto inoppugnabile: l’assoluta ingiustificabilità dell’azione.
Una politica sempre più “piccola”
Al netto delle risultanze investigative, l’episodio del casello di Barcellona Pozzo di Gotto restituisce la fotografia impietosa di una politica ormai diventata “piccola”. Un’arena pubblica in cui il dibattito si è trasformato in scontro fisico, raggiungendo livelli di bassezza allarmanti. Una degenerazione del clima generale che, per un’amara eterogenesi dei fini, gli stessi attori politici hanno spesso contribuito a sdoganare e alimentare nel corso degli anni con toni esasperati.
L’ “agguato” stradale non è solo un problema di ordine pubblico, ma il sintomo evidente di un cortocircuito. Ora la palla passa agli inquirenti per accertare le responsabilità penali, ma resta l’urgenza di una riflessione collettiva sulle macerie di un dibattito che ha barattato le idee con gli insulti dal finestrino.
Si terrà domani, lunedì 16 marzo alle ore 11.30, presso l’aula pre-consiliare del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, la conferenza stampa indetta da Sud chiama Nord per fare chiarezza sul grave episodio di intimidazione e minacce subite dal leader del movimento, Cateno De Luca, e da due membri del suo staff, avvenuto recentemente in città.





