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La Cassazione annulla la condanna e rinvia Cateno De Luca a nuovo processo per la diffamazione contro Vincenzo Barbaro

- 13/03/2026
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La Cassazione ha disposto il rinvio alla Corte d’Appello di Reggio Calabria, che dovrà ora procedere a un nuovo giudizio.

Riceviamo e pubblichiamo

ROMA – La Corte Suprema di Cassazione ha annullato la sentenza con cui la Corte d’Appello di Reggio Calabria aveva condannato Cateno De Luca per diffamazione nei confronti dell’ex Procuratore Generale di Messina, Vincenzo Barbaro.

In primo grado, De Luca era stato condannato a otto mesi di reclusione e al risarcimento dei danni. Successivamente, la Corte Reggina aveva riformato la sentenza, escludendo il risarcimento e applicando una modesta pena pecuniaria. Tuttavia, De Luca ha scelto di ricorrere in Cassazione, fermamente convinto di aver denunciato all’opinione pubblica comportamenti del magistrato, gravi ma veri e che gli avevano fatto conoscere l’onta dell’arresto per ben due volte, l’ultima solo dopo due giorni dalla sua elezione a deputato regionale.

Nel corso  di interviste giornalistiche, televisive e nel libro “Lupara Giudiziaria”, De Luca aveva evidenziato la proliferazione innaturale di processi a suo carico, gli  attacchi perpetrati nei confronti di tutti coloro che a vario titolo operavano con lui nella politica e nell’attività lavorativa, problematicità nell’assunzione del figlio di Barbaro nel tormentato settore della formazione e nella partecipazione dello stesso ad aste pubbliche che si celebravano nello stesso Tribunale di Messina fino alla perpetrazione dell’attacco frontale con tanto di arresto con l’accusa di associazione per delinquere che ha rischiato  di distruggere un patrimonio imprenditoriale fatto di grandi professionalità e maestranze.

De Luca si è affidato al massimo organo giurisdizionale per chiedere se un cittadino massacrato da processi, riconducibili all’azione investigativa del Procuratore Barbaro e che è stato sistematicamente assolto per insussistenza dei fatti in dodici anni di persecuzione giudiziaria, debba pure essere considerato un diffamatore quando denunzia una simile situazione patologica alla comunità italiana nel rispetto della verità e del diritto costituzionale di critica.

La Corte Suprema ha riconosciuto a De Luca di aver esercitato legittimamente il diritto di critica, per di più ritenendo l’intento diffamatorio incompatibile con la reazione di un cittadino sottoposto a un decennio di procedimenti giudiziari, poi smentiti da una raffica di sentenze di assoluzione passate in giudicato.

Lo rende noto AVV. PROF. CARLO TAORMINA difensore di Cateno De Luca

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