

PALERMO – Se n’è andata con lo stesso riserbo che aveva scelto come cifra della sua esistenza, contrappunto silenzioso ma fermo all’impegno pubblico della sorella Maria. Anna Falcone, 95 anni, sorella maggiore del giudice Giovanni Falcone, è morta ieri a Palermo dopo una lunga malattia.
Moglie di un imprenditore e madre di tre figli, Anna aveva deciso di vivere il lutto e la memoria “dietro le quinte”. Pochissime le apparizioni pubbliche, rare le interviste. Una scelta di discrezione che non ha mai significato assenza: insieme a Maria aveva lavorato instancabilmente alla creazione della Fondazione intitolata al fratello, pilastro fondamentale per tenere viva l’educazione alla legalità. La sua era una presenza costante, ma lontana dai flash, convinta che il ricordo di Capaci si onorasse innanzitutto con la coerenza quotidiana.
Quando rompeva il silenzio, però, le sue parole lasciavano il segno. Nel 1997, cinque anni dopo la strage, affidò a un mensile religioso un’analisi lucida e amara sulla sua città: «La vita a Palermo è difficile. Di antimafia si parla molto ma si fa ancora troppo poco». In quell’occasione rivelò anche il prezzo pagato dalla sua famiglia per essere rimasta in Sicilia: «Abbiamo avuto delle intimidazioni al cantiere di mio marito dopo la strage. Siamo stati coraggiosi a restare».
Lo scoramento lasciò il posto a una durissima indignazione nel 2000, in occasione del riconoscimento dello status di collaboratore di giustizia a Giovanni Brusca, l’uomo che azionò il telecomando a Capaci. «È la giornata peggiore della mia vita dopo quel 23 maggio», dichiarò Anna Falcone, definendo il boss un «macellaio» e un «maiale», come lo chiamavano i suoi stessi complici. «Mi chiedo: come si può credere a un uomo così? È come se avessero ucciso un’altra volta Giovanni: la verità è che la sua morte non è servita a nulla». Parole pesanti come pietre, dettate dal dolore di vedere lo Stato trattare con l’assassino del fratello.
La notizia della scomparsa ha generato unanime cordoglio. L’associazione Libera ha ricordato la sua «testimonianza silenziosa, esempio prezioso per tutti», mentre messaggi di vicinanza sono giunti dalla segretaria del Pd Elly Schlein, dal sindaco di Palermo Roberto Lagalla e dall’arcivescovo Corrado Lorefice. Per la Giunta dell’Associazione Nazionale Magistrati, Anna Falcone resta «testimone instancabile di educazione alla legalità», simbolo di una dedizione alla memoria che non ha mai cercato il palcoscenico.









