
Cateno De Luca, sindaco di Taormina (è bene ricordarlo), torna a dettare l’agenda. E lo fa su Messina, come se il trasferimento di deleghe a Federico Basile fosse stato un dettaglio burocratico, un pro-forma. Sulla vicenda Zanklon, l’ex (ma forse mai ex) primo cittadino peloritano non usa mezzi termini: “Noi prenderemo la nostra decisione… ma il consiglio comunale deve prendersi le sue responsabilità”.
Un “Noi” che suona come un plurale maiestatis, e un avvertimento che sa di ultimatum. Ma a che titolo? A che titolo il sindaco di un altro comune si permette di esercitare una simile, sfacciata pressione politica su un Consiglio comunale che non risponde a lui?
E, domanda conseguente: dov’è il sindaco di Messina? Perché Federico Basile tace, lasciando che sia ancora De Luca a gestire la partita più velenosa e delicata dell’amministrazione?
La vicenda Zanklon non è una bagatella. È il simbolo di una visione della città che fa a pugni con la logica, la sicurezza e, forse, la legalità. Stiamo parlando di un manufatto di dieci piani (uno dei tre) piantato su un terreno classificato a rischio idrogeologico nei pressi del Liceo Scientifico “Archimede”. Un intervento destinato a strangolare definitivamente una viabilità già al collasso, immettendo nuovi residenti in un’area satura.
Ma è la natura dell’operazione a far gridare allo scandalo. Venduta come una risposta all’emergenza abitativa studentesca, si rivela per quello che è: una speculazione immobiliare travestita. Come altro definire un progetto che, usando i soldi del PNRR, impone prezzi (fino a 650 euro) che sono il triplo della soglia legale (215 euro) per gli alloggi agevolati?
Questa è un’operazione commerciale con soldi pubblici, destinata a snaturare l’economia cittadina e che, ciliegina sulla torta, restituirà i manufatti all’azienda costruttrice tra soli dodici anni. Il tutto, in apparente collisione con le norme del “Salva Colline”.
Di fronte a questo quadro, l’ingerenza di De Luca non è solo un’invasione di campo istituzionale; appare come un atto di forza per piegare la volontà del Consiglio. Perché mettere i consiglieri sotto pressione? Perché questo “richiamo alla responsabilità” suona tanto come una minaccia politica a chi oserà dissentire?
De Luca gestisce la politica messinese come un feudo personale, e la Zanklon è il banco di prova della fedeltà. Chi non si allinea, è avvisato. Il problema è che in gioco non c’è la lealtà a un capo, ma la sicurezza e il futuro di un territorio. E questo, forse, a qualcuno sfugge.




