



Una toccante lettera accende i riflettori sull’emergenza degli ospedali messinesi, partendo da un caso reale vissuto al Policlinico: una paziente anziana e non autosufficiente costretta a dipendere dai familiari per i pasti a causa della cronica carenza di personale.
La lettera
La sanità messinese è al collasso e quando manca il personale, a pagarne il prezzo sono i pazienti. La sanità messinese è davvero in grado di garantire un’assistenza dignitosa a tutti i pazienti? È una domanda che nasce da un’esperienza personale, vissuta al Policlinico di Messina, e che merita una risposta da parte di chi ha la responsabilità di gestire la sanità pubblica. Quando mia nonna era ricoverata al Policlinico, ho vissuto una realtà che non ho dimenticato. Mia nonna aveva avuto un ictus, che le aveva paralizzato metà del corpo e tolto l’uso della parola. Non era in grado di mangiare autonomamente e aveva bisogno di essere imboccata. Ricordo soprattutto le domeniche: con un solo OSS presente per tutto il reparto, se non fossimo stati noi familiari a darle da mangiare, rischiava di rimanere senza pasto. Ecco dove arriva il fallimento di un sistema sanitario: quando un bisogno essenziale, come nutrire una persona non autosufficiente, rischia di dipendere dalla presenza dei suoi familiari. E sia chiaro: la responsabilità non è dell’OSS, costretto a dividersi tra decine di necessità, ma di un’organizzazione sanitaria che non garantisce personale sufficiente rispetto ai bisogni dei pazienti. Non si può pretendere che un solo operatore si moltiplichi per venti o ventiquattro posti letto, né si può trasformare il sacrificio dei lavoratori in una soluzione permanente alle carenze degli organici. A rendere il quadro ancora più significativo è il ruolo degli OSS delle cooperative esterne, che costituiscono una parte importante del personale impiegato nei reparti e che spesso si ritrovano a sostenere carichi di lavoro e turni pesanti. Lavoratori che, nonostante le difficoltà, rappresentano una presenza indispensabile: senza il loro contributo, in molti reparti la situazione rischierebbe di diventare ancora più critica, fino a compromettere la stessa continuità dell’assistenza. Ed è proprio questo il paradosso: chi contribuisce ogni giorno a evitare il collasso dei reparti si trova spesso a lavorare in condizioni di forte sovraccarico, mentre il problema strutturale della carenza di personale continua a pesare sull’intero sistema sanitario. Il problema non riguarda soltanto il Policlinico. Anche al Papardo e al Piemonte la situazione del personale dell’assistenza merita attenzione. Ma è dal Policlinico che parte la mia denuncia, perché ciò che ho vissuto con mia nonna mi ha fatto comprendere quanto sia fragile il confine tra un’assistenza garantita e un bisogno lasciato in attesa. Nel frattempo, si discute di organici, si analizzano fabbisogni e si organizzano tavoli tecnici. Ma nei reparti la sanità si misura sulla vita reale delle persone: su chi non riesce ad alzarsi, su chi non può mangiare da solo, su chi non riesce nemmeno a chiedere aiuto.La sanità messinese non può continuare a reggersi sul sacrificio degli operatori e sulla disponibilità dei familiari. Servono personale adeguato, turni sostenibili e responsabilità precise da parte di chi governa il sistema. Perché un paziente ricoverato non dovrebbe aver bisogno di un familiare presente per ricevere un’assistenza essenziale. E un OSS non dovrebbe essere messo nelle condizioni di dover scegliere, ogni minuto, a chi riuscire a garantire il proprio aiuto. La domanda è una sola: quanto ancora dovranno pagare i pazienti e gli operatori prima che la sanità messinese venga affrontata per ciò che è, una vera emergenza?Perché quando anche mangiare diventa un problema, non siamo più davanti a una semplice carenza organizzativa. Siamo davanti a un sistema che deve interrogarsi seriamente sulla propria capacità di garantire dignità e assistenza a chi ne ha più bisogno.
Lettera firmata


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