
Gli ex Silos Granai resistono alle ruspe, il polo tecnologico cambia indirizzo e il progetto originario si ridimensiona. Intanto, tra una nidificazione e una derattizzazione, trascorrono gli anni dell’amministrazione del fare.


Il 14 settembre 2023 Federico Basile annunciava, davanti agli ex Magazzini Generali del porto di Messina, l’inizio delle demolizioni necessarie alla realizzazione dell’I-Hub dello Stretto. «L’amministrazione del fare prosegue», proclamava soddisfatto il sindaco. C’erano gli assessori, i dirigenti, i rappresentanti delle partecipate e l’immancabile corredo fotografico. Mancava soltanto la possibilità di prevedere che, tre anni dopo, gli ex Silos Granai sarebbero rimasti sostanzialmente al loro posto e che l’I-Hub avrebbe preso residenza altrove. Per ammirare le imprese della premiata ditta De Luca-Basile, del resto, basta una passeggiata nella zona portuale. Gli ex Granai sono ancora lì, monumento involontario a una programmazione amministrativa che ha dovuto fare i conti con gli abitanti più ostinati dell’area: gli uccelli e i topi.
Prima i volatili, colpevoli di aver scelto quelle strutture fatiscenti per nidificare. Balestrucci e gheppi, specie protette dalla legge, hanno imposto il rispetto dei tempi della riproduzione. Una circostanza che sarebbe stato ragionevole accertare prima di organizzare le demolizioni, considerato che gli uccelli non hanno l’abitudine di consultare il calendario dei lavori pubblici di Palazzo Zanca. Poi sono arrivati i topi, anzi ci sono sempre stati. Addirittura quarantamila, secondo una cifra circolata nella vicenda e della quale sarebbe interessante conoscere il metodo di rilevazione. Quarantamila roditori in un unico complesso edilizio rappresenterebbero una popolazione rispettabile, con tutti i requisiti demografici per chiedere un municipio autonomo. Nessuno ha mostrato il censimento, ma l’emergenza sanitaria è stata sufficiente a imporre nuove cautele e diversi interventi di derattizzazione. Quanti ne saranno scappati verso il centro, il sud ed il nord della città?
Superato (si spera, ma non c’è riscontro ufficiale) il problema dei roditori, sono tornate le questioni legate alla nidificazione degli uccelli. E così, mentre il Comune prova a rimettere in moto il cantiere, la natura segue tranquillamente i propri cicli biologici. Gli animali, almeno loro, rispettano il programma. Sarebbe una commedia amministrativa quasi innocente, se sullo sfondo non ci fosse la vicenda assai più costosa dell’I-Hub, il polo tecnologico destinato, nei propositi dell’amministrazione De Luca, a trasformare Messina in una piccola Silicon Valley affacciata sullo Stretto. Un progetto accompagnato da annunci ambiziosi e prospettive di investimento che ruotavano intorno ai 70 milioni di euro. Incubatori d’impresa, ricerca tecnologica, innovazione e occupazione qualificata: Messina avrebbe finalmente avuto il proprio ingresso nel futuro. Quasi meglio delle vuote ma costose promesse di quella fiera chiamata Sud Innovation Summit.
Quel futuro, evidentemente, ha incontrato qualche difficoltà con l’indirizzo.
L’I-Hub, infatti, non sorgerà più nell’area portuale inizialmente individuata, ma nell’ex scalo ferroviario della Piccola Velocità, tra via Santa Cecilia e via Don Blasco. E l’ultima rimodulazione finanziaria porta l’intervento a circa 22,9 milioni di euro. Da settanta a poco meno di ventitré milioni. Una cura dimagrante piuttosto energica, che Basile presenta come una scelta di razionalizzazione e contenimento dei costi. Resta da comprendere quale parte delle ambizioni originarie sopravviva al nuovo progetto e quale sorte abbiano avuto le risorse previste nelle precedenti programmazioni. La questione meriterebbe una ricostruzione finanziaria puntuale. Perché il cittadino che ha ascoltato per anni le magnifiche prospettive dell’I-Hub ha diritto di sapere che cosa sia cambiato negli obiettivi e negli impegni economici.
Nel frattempo, al posto del polo tecnologico nell’area degli ex Granai dovrebbe sorgere una terrazza panoramica sullo Stretto, inserita in un più ampio intervento di riqualificazione del waterfront da circa 25 milioni di euro. Una grande colata di cemento esposta sotto il solleone estivo. Naturalmente sono già disponibili progetti, elaborati e rappresentazioni di quello che verrà. La computer grafica, in queste faccende, costituisce un formidabile alleato delle amministrazioni: permette di mostrare opere finite quando nella realtà devono ancora cominciare. Nessun rumore di martello pneumatico, nessuna polvere, nessuna controversia con la fauna selvatica. Basta un computer e Messina diventa immediatamente bellissima. In un meraviglioso silenzio tutto intorno.

Va riconosciuto che una parte delle demolizioni è stata avviata, con gli interventi sull’ex Casa del Portuale. Gli ex Granai, però, continuano a resistere. L’ultimo annuncio promette il ritorno delle ruspe entro ottobre, senza ancora una data precisa. La premiata ditta De Luca-Basile ha dunque cambiato il progetto, spostato il polo tecnologico e ridimensionato il relativo investimento. Sull’area originaria è prevista un’altra opera, mentre la demolizione degli ultimi ruderi continua a procedere tra rinvii e nuovi adempimenti.
Nel 2023 si annunciava la nascita di un grande centro per l’innovazione. Nell’ottobre 2026 si discute ancora di quando abbattere i silos. Quanto ai quarantamila topi, nessuno ha spiegato con quale metodo siano stati contati. E nemmeno dove siano andati a finire. Se avessero deciso di trasferirsi alla Piccola Velocità, sarebbe opportuno saperlo prima di inaugurare il prossimo rendering.










