39 views 2 min 0 Comment

Via Adolfo Celi ostaggio dei rifiuti: a Contesse l’inciviltà diventa consuetudine

- 26/08/2026

Passaggio pedonale trasformato in discarica abusiva tra mobili smontati, finti cartelli e spazzatura. I residenti si rassegnano al degrado, ora urge l’intervento di Messina Servizi e l’ausilio delle telecamere.

Incivili? Non c’è dubbio. La discarica che si è formata in via Adolfo Celi, nei pressi dell’Euronics di Contesse, certifica questo dato. E’, purtroppo, una conferma. Tanto da essere diventata una consuetudine che questo tratto di passaggio pedonale, ai margini di una trafficatissima arteria, si riempia di rifiuti.

C’è di tutto: mobilio, smontato ma anche ancora intero, sacchetti di immondizia di chi approfitta dello stato di degrado per disfarsene, ma anche tanti, tantissimi giocattoli vecchi. E poi ci sono le erbacce che stanno diventando piante di alto fusto. Insomma una vera e propria devastazione del decoro pubblico partita con il deposito di quei pannelli di legno con un cartello di carta attaccato con lo scotch: “Per Messina Servizi”, ma non riportante alcun numero di prenotazione. Un falso, quindi, tanto per prendere tempo, e per giustificare, per chi poteva notare, l’abbandono di quei mobili smontati. Poi un rifiuto tira l’altro, tant’è che oggi il passaggio pedonale è divenuto quasi impraticabile e quel che è più triste è la rassegnazione di chi vi abita, costretto a passare di lì ogni giorno. Compreso quel giovane operatore di Messina Servizi, ieri comandato allo spazzamento. Caso più unico che raro, non se ne vedeva da mesi, anche questo giovane ha svolto il suo lavoro aggirando la catasta di rifiuti e raccogliendo cartacce e cicche di sigarette, bottiglie e ciarpame di piccola taglia, facendo finta di non vedere quel che ancora oggi è lì, abbandonato da giorni. Altro non poteva fare.

E allora? Incivili, come dicevamo senza dubbio, ma qualcuno questi rifiuti deve pur raccoglierli. E quindi Messina Servizi si adoperi. Una telecamera potrebbe essere utile anche qui, per evitare il prossimo devasto. Perché questa è un’area, di passaggio, che è spesso soggetta a questi abbandoni.