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Furto di Antonello da Messina, spunta il furgone della fuga: ombre sui custodi che disattivarono l’allarme

- 17/08/2026

Un colpo che sarebbe stato agevolato da una clamorosa negligenza. È un quadro sconcertante quello che emerge dalle indagini sul furto delle opere di Antonello da Messina dal Museo Regionale Accascina.

Come hanno fatto i custodi a non accorgersi di nulla? La risposta, al vaglio degli inquirenti, è disarmante: avrebbero disattivato il sistema pensando a un falso positivo, senza preoccuparsi di effettuare un giro di ricognizione fisico o di allertare il 112. Gli agenti della Squadra Mobile e i Carabinieri del Nucleo Tutela Beni Culturali hanno interrogato i quattro addetti in servizio quella sera. Secondo le ricostruzioni, al momento dell’intrusione nessuno si trovava nella sala monitor: le indiscrezioni parlano di una dipendente che stava riposando, un’altra intenta a sistemarsi le unghie e i due colleghi più giovani concentrati a seguire la processione della Vara in tv.

Circostanze, queste, ancora da confermare, ma che restituiscono l’immagine di un sistema di vigilanza che ha ignorato persino il circuito di telecamere interne. “Bastava che chi aveva il compito di vigilare l’avesse fatto”, è l’amaro commento degli investigatori. L’impianto d’allarme, pur avendo un quarto di secolo e senza collegamento diretto con le forze dell’ordine, era infatti funzionante e aveva fatto il suo dovere.

Le immagini di videosorveglianza interne documentano ogni fase del raid. Due malviventi con il volto coperto da caschi integrali, maglia a maniche corte, pantaloni lunghi e scarpe scure, entrano da una porta laterale. Raggiungono la sala, staccano le cinque tavole del Polittico di San Gregorio, forzano la teca blindata con la tavoletta bifronte della Madonna e Cristo in pietà e fuggono dalla stessa uscita. Un’azione fulminea, supportata da almeno due complici all’esterno.

Nelle ultime ore, le indagini coordinate dal procuratore Antonio D’Amato hanno registrato una svolta: la Squadra Mobile, guidata da Simone Scalzo, ha ritrovato e sequestrato il furgone rubato utilizzato per la fuga. Gli “occhi elettronici” lo hanno seguito lungo viale Annunziata fino a perderne le tracce in una zona isolata e buia. Qui si è consumato il classico cambio d’auto: le opere (a eccezione delle due tavole perse o abbandonate) sono state trasbordate su un veicolo “pulito” per eludere le telecamere e proseguire la fuga. Il furgone è ora nelle mani della Polizia Scientifica per la ricerca di tracce organiche.

Il colpo è stato scoperto solo intorno alle 21, e unicamente per una casualità: una famiglia ha notato due delle cinque tavole del Polittico abbandonate su un muretto e ha chiamato il 112. Senza questo imprevisto, il furto sarebbe stato notato soltanto la mattina successiva.

Piazzare capolavori del genere sul mercato legale è impossibile. Per questo si propende per un furto su commissione o per un piano eseguito da una banda in trasferta, specializzata e proveniente da fuori Sicilia. Ora l’attenzione si concentra sui giorni precedenti al colpo. Gli inquirenti setacciano le immagini per individuare chi ha effettuato i sopralluoghi e analizzano le celle telefoniche a caccia di utenze sospette o ricorrenti. Sotto la lente della Procura, che ha aperto un fascicolo per furto pluriaggravato contro ignoti, finiscono inevitabilmente anche i contatti, le frequentazioni e il tenore di vita dei quattro custodi e di chiunque potesse fungere da basista per la banda.