Il verdetto di primo grado del tribunale di Perugia fa calare il sipario su un’inchiesta nata a Palermo. Al centro del processo, un patto per osteggiare la concorrente Ustica Lines in cambio dell’assunzione di una figlia.

Il verdetto arriva da Perugia, ma la genesi dell’inchiesta affonda le radici in Sicilia, nel cuore di quella che i pm hanno definito una vera e propria “guerra tra armatori“. Il processo di primo grado si è concluso ieri con due condanne e un’assoluzione eccellente, delineando i contorni di un’intesa corruttiva mirata a colpire la concorrenza a colpi di esposti.
Il tribunale umbro, subentrato per competenza territoriale dopo le indagini originarie partite da Palermo, ha condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione Orazio Gisabella, ex carabiniere del Ros e all’epoca dei fatti in servizio al Nucleo tutela patrimonio culturale di Perugia. Condanna a quattro anni, invece, per l’armatore messinese Sergio La Cava. Per entrambi, ai quali sono state concesse le attenuanti generiche che hanno alleggerito le richieste originarie (la Procura aveva chiesto 7 anni e 3 mesi per l’ex militare), è scattata anche l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Esce invece di scena Vincenzo Franza: l’imprenditore messinese è stato assolto con formula piena “per non aver commesso il fatto”, accogliendo così la stessa richiesta che era stata formulata dalla pubblica accusa.
Il patto corruttivo e il dossieraggio
Al centro dell’impianto accusatorio c’è un preciso scambio di favori. Secondo la ricostruzione dei magistrati, l’ex carabiniere Gisabella avrebbe messo a disposizione di La Cava la propria esperienza investigativa e la propria rete di contatti. L’obiettivo era danneggiare e osteggiare la Ustica Lines (oggi Liberty Lines) della famiglia Morace, costituitasi parte civile nel processo.
Il piano si sarebbe concretizzato nell’inviare un esposto mirato alla Procura di Palermo contro la compagnia concorrente. Un intervento che, secondo l’accusa, configurava atti contrari ai doveri d’ufficio, ripagato con un ritorno personale estremamente concreto per il militare: l’assunzione a tempo indeterminato, con inquadramento al quarto livello, della figlia di Gisabella presso la Caronte & Tourist Isole Minori Spa, di cui Franza era all’epoca legale rappresentante. Come letto in aula nelle contestazioni, Gisabella avrebbe “concordato e accettato” che La Cava agevolasse tale assunzione come moneta di scambio per la sua attività strumentale agli interessi degli armatori.
Gli accessi abusivi e le prescrizioni
Il quadro penale a carico dell’ex militare non si esaurisce però con la corruzione. Gisabella è stato ritenuto colpevole anche di tre episodi di accesso abusivo a sistema informatico risalenti all’agosto del 2016 (sui cinque inizialmente contestati), per i quali il tribunale ha inflitto un’ulteriore pena di 8 mesi. Un colpo di spugna temporale ha invece azzerato il resto delle accuse: per i reati di truffa, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e falso, i giudici hanno dichiarato l’intervenuta prescrizione, allineandosi alle richieste della stessa Procura.
La battaglia legale è comunque destinata a proseguire: le difese hanno già preannunciato il ricorso in appello, pronte a smontare la ricostruzione accusatoria nel secondo grado di giudizio.




