PATTI – Si è appropriato per anni dei risparmi di una vita, tradendo la fiducia di un’intera comunità che vedeva in lui l’unico volto delle Poste Italiane nel piccolo centro montano. Si chiude con una pesante condanna il processo di primo grado per Calogero Parafioriti, 63 anni, ex direttore dell’ufficio postale di Motta d’Affermo.
Ieri, il Gup del Tribunale di Patti, Ugo Molina, lo ha condannato a sette anni e quattro mesi di reclusione al termine del processo celebrato con rito abbreviato. L’accusa è pesantissima: aver sottratto quasi 600mila euro dai conti e dai libretti di risparmio dei suoi clienti.
Un Sistema Collaudato e un Bottino da 558mila Euro
Le indagini, coordinate dalla sostituta procuratrice Antonietta Ardizzone, hanno ricostruito un sistema di raggiri andato avanti per sette anni, dal 2015 al 2022. Forte del suo ruolo di unico impiegato, che lo vedeva allo stesso tempo cassiere e responsabile, Parafioriti avrebbe agito indisturbato, effettuando operazioni non autorizzate e prelievi illeciti. L’ammanco totale, meticolosamente ricostruito, ammonta a 558.265,51 euro.
A far crollare il castello di carte sono stati gli stessi correntisti. Uno dopo l’altro, si sono accorti di ammanchi inspiegabili e hanno trovato il coraggio di denunciare tutto ai Carabinieri della Compagnia di Mistretta, dando il via all’inchiesta. Sono ben cinquantotto le persone che si sono costituite parte civile nel processo per cercare di recuperare il denaro sottratto.
Interdizione Perpetua e la Mossa della Difesa
Oltre alla pena detentiva, il giudice ha disposto per Parafioriti l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e ha stabilito il risarcimento dei danni in favore delle parti civili, da liquidarsi in separata sede.
Una sentenza dura, contro la quale la difesa ha già annunciato battaglia. L’avvocato Massimiliano Fabio, legale dell’imputato, ha preannunciato ricorso in appello, puntando su un aspetto cruciale del processo: “Si è trattato di un rito abbreviato condizionato all’esame di una perizia psichiatrica che forse non è stata adeguatamente valutata“, ha dichiarato il legale, specificando di attendere le motivazioni della sentenza per delineare i prossimi passi. La vicenda giudiziaria, dunque, non è ancora definitivamente chiusa.




