526 views 4 min 0 Comment

UNIME – Chi è Giovanna Spatari e il suo programma da prima rettrice del Sud Italia

- 28/11/2023

Giovanna Spatari la spunta e raggiunge il quorum necessario ad indossare l’ermellino di rettore, anzi rettrice, dell’Università di Messina. Siederà sulla sedia lasciata scomoda dall’ex rettore Salvatore Cuzzocrea, dimessosi dopo l’incalzare di notizie di stampa circa l’indagine in corso sui rimborsi accademici ricevuti personalmente nell’arco di due anni.

Giovanna Spatari si è posta come “pacificatrice” dell’Ateneo, proprio alla luce del clima teso che l’ex rettore dimettendosi aveva lasciato all’interno dell’Università di Messina.

Vince anche Cuzzocrea? Certo che no. Vince una donna che può fare la differenza come solo le donne sanno fare, restituendo dignità ed orgoglio all’ente formativo primo della città di Messina, ricoprendo il ruolo di prima rettrice del Sud Italia.

Ma chi è Giovanna Spatari:

Giovanna Spatari è Ordinaria di Medicina del Lavoro presso l’Ateneo di Messina, direttrice del Dipartimento ad attività integrata dei Servizi, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria “G. Martino”, componente, in qualità di esperta, della Commissione Consultiva permanente per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, componente del Comitato tecnico-scientifico dell’INAIL, dal 2019 Presidente della Società Italiana di Medicina del Lavoro e del relativo Congresso nazionale annuale nonché delegata nazionale della Federazione Italiana Società Mediche (FISM) per la medicina di genere.

Come scriveva lei stessa nella presentazione del suo programma, “Sono legata a UniMe da quasi quarant’anni: studentessa, ricercatrice, docente, prorettrice. La mia lunga permanenza all’interno della nostra comune Istituzione mi ha aiutato a comprendere che l’Università, come qualsiasi altra realtà lavorativa, è, prima di tutto, una comunità di persone che merita di essere valorizzata, oltre che sul piano delle competenze, su quello dei rapporti umani e relazionali.”

E ancora, “Come ho avuto modo di scrivere nella mia lettera di presentazione, considero UniMe la mia “famiglia allargata” e sono fermamente convinta che il nostro Ateneo, per la sua storia, la sua posizione geografica, la caparbietà e la professionalità di tutte le donne e gli uomini che quotidianamente vi lavorano sia chiamato a svolgere un ruolo centrale tanto in una dimensione nazionale che internazionale. Da docente e da professionista di settore so bene che, per raccogliere le nuove e grandi sfide del futuro sarà necessario ripensare insieme alcune delle traiettorie che hanno finora caratterizzato l’andamento della nostra Università: dalla didattica alla ricerca, dall’innovazione tecnologica al reclutamento dei docenti, dall’implementazione del personale tecnico alla gestione delle risorse infrastrutturali… c’è molto da fare e da costruire e dobbiamo necessariamente farlo insieme. In questa prospettiva ritengo necessario programmare, con lungimiranza, nuovi percorsi didattici, altamente professionalizzanti, che possano offrire alle migliaia di studentesse e di studenti che hanno riposto in noi la loro fiducia, concrete opportunità di risultato e un pronto inserimento nel contesto lavorativo. La nostra Università dovrà essere per loro una “seconda casa” nella quale sentirsi accolti così da poter coltivare, con serenità, i loro sogni e le personali ambizioni. Non dovrà loro mancare il supporto nelle attività accademiche né in quelle culturali e sportive cosicché ognuno di loro possa sentirsi orgoglioso di far parte di UniMe.”