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Democrazia Cristiana Messina: «Spopolamento e crisi dei negozi colpa delle scelte dell’Amministrazione»

Comune di Messina
Democrazia Cristiana Messina: «Spopolamento e crisi dei negozi colpa delle scelte dell'Amministrazione»
Democrazia Cristiana Messina: «Spopolamento e crisi dei negozi colpa delle scelte dell'Amministrazione»

Il vice segretario provinciale della DC, Giuseppe Previti, punta il dito contro piste ciclabili, marciapiedi ampliati e chiusure al traffico, parlando di conseguenze disastrose per residenti e commercianti.

Alla fine del 2025 la popolazione di Messina registrava circa 216 mila residenti, secondo i dati ISTAT, una diminuzione di quasi 2000 persone rispetto al 2024 e un calo complessivo di circa 11.000 abitanti rispetto al 2019. Lo rende noto la Democrazia Cristiana di Messina attraverso un intervento a firma del vice segretario provinciale Giuseppe Previti. Tra i fattori che avrebbero contribuito allo spopolamento della città, secondo la DC, figurano le scelte dell'Amministrazione Comunale, indicate come «scriteriate» e «tutte protese alla creazione di innumerevoli piste ciclabili, per la gran parte dell’anno inutilizzate, con pericolosi «spuntoni o chiodi» che dovevano assolvere ad una funzione deterrente ma che in realtà, in caso di catastrofe, sono un serio elemento di pericolo per l’intera cittadinanza». Nel documento si evidenzia inoltre che, oltre alle piste ciclabili, si sarebbero registrati notevoli ampliamenti di marciapiedi che impediscono la sosta, anche temporanea. Tale «modus operandi» avrebbe avuto come effetto la chiusura di decine di attività commerciali a seguito del calo degli avventori. Ciononostante, secondo quanto denunciato dalla Democrazia Cristiana, l’Amministrazione Comunale proseguirebbe la propria politica «nonostante delegazioni di esercenti attività commerciali si siano rivolte al primo cittadino manifestando le loro preoccupazioni». Viene citato in particolare il caso della chiusura al traffico veicolare e al parcheggio nella via Ettore Sacchi fino al 7 dicembre 2026, che unita alla contemporanea chiusura del viale San Martino metterebbe a rischio la sopravvivenza delle attività commerciali della zona, di fronte a rimostranze dei negozianti definite vane. Il futuro prospetterebbe così «altre migrazioni con aumento delle entrate tributarie per altre città», con un fenomeno giudicato ancora più grave poiché dopo i figli anche i genitori in età pensionabile si trasferirebbero altrove, alimentando «il depauperamento sociale, culturale ed economico della nostra città». La nota segnala infine che tra le realtà avvantaggiate vi sarebbe Favara, «posto che gran parte degli appalti relativi ad opere pubbliche banditi dall’Amm.ne Comunale sono stati vinti da imprese di quel comune».

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