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MuMe, il furto di Antonello in 92 secondi: allarme ignorato e control room vuota

- 07/10/2026
MuMe, il furto di Antonello in 92 secondi: allarme ignorato e control room vuota

La relazione regionale ricostruisce la notte di Ferragosto. Il sistema volumetrico funzionava, ma i monitor erano incustoditi. I procedimenti disciplinari salgono a otto: l’ombra di un allarme disattivato per attendere una consegna a domicilio.

MuMe, il furto di Antonello in 92 secondi: allarme ignorato e control room vuota
MuMe, il furto di Antonello in 92 secondi: allarme ignorato e control room vuota

Novantadue secondi. In un tempo normale, poco più di un respiro. Nelle sale del Museo regionale di Messina, un’eternità sufficiente per sottrarre la storia. Il furto di Ferragosto dei capolavori di Antonello da Messina ha ora una sua precisa cronologia, tracciata dalla relazione regionale inviata all’Ufficio procedimenti disciplinari. E la verità che ne emerge cambia radicalmente la prospettiva: il museo non era diventato improvvisamente cieco, ma nessuno stava guardando.

Le telecamere di videosorveglianza del MuMe hanno fatto il loro dovere. Hanno ripreso i ladri per un minuto e trentadue secondi, seguendoli passo dopo passo e indugiando per oltre un minuto nella sala del Polittico di San Gregorio. Le immagini venivano registrate e trasmesse in tempo reale, ma, secondo quanto si evince dal dossier, al momento dell’incursione la sala di controllo era inesorabilmente vuota. Nessuno dei quattro custodi in turno si trovava davanti ai monitor.

La tecnologia, dunque, ha funzionato, seppur a metà. Alle 20.43 l’allarme volumetrico è regolarmente scattato all’ingresso dei malviventi. A mancare all’appello era però il sistema perimetrale, risultato disattivato. Una falla strategica che ha permesso agli intrusi di violare l’area esterna senza innescare la sirena, guadagnando un decisivo vantaggio temporale. Una volta dentro, il suono dell’allarme volumetrico è scattato nel vuoto: una delle dipendenti ha infatti riferito di aver staccato l’avviso acustico, derubricandolo a falso allarme.

Ad aggravare il quadro, nero su bianco, ci sono le discrepanze tra le dichiarazioni del personale, i log dei sistemi di sicurezza e i tracciati dei badge. La catena degli errori sarebbe iniziata già al cambio turno: il capoturno del pomeriggio avrebbe lasciato il museo alle 19.29, senza attendere il collega subentrante e omettendo il formale passaggio di consegne. Proprio sul capoturno in servizio durante il furto, la relazione evidenzia oggi «numerosi profili di responsabilità omissiva e commissiva».

Il cerchio dei procedimenti amministrativi si è così allargato da quattro a otto persone: i quattro presenti la sera del colpo, un dipendente smontato nel pomeriggio e tre lavoratori in servizio nei giorni precedenti, inclusi due addetti della partecipata Sas. Sullo sfondo, un dettaglio che sa di beffa: parte del sistema di sicurezza sarebbe stata disattivata nei turni precedenti per agevolare l’arrivo di una consegna a domicilio.

A chiamare le forze dell’ordine, com’è noto, non è stata la vigilanza interna, ma un gruppo di cittadini che ha notato sul muretto esterno due delle tavole abbandonate dai ladri in fuga (il San Gregorio e il San Benedetto). Nel frattempo, però, il cuore inestimabile dell’opera aveva già preso il volo.

All’appello mancano quattro tesori: la Madonna in trono col Bambino (tavola centrale del Polittico del 1473, unica opera dell’artista rimasta nella sua città natale), le tavole dell’Angelo Annunciante e della Vergine Annunciata, e la preziosa tavoletta bifronte acquistata dalla Regione nel 2003. Mentre la Squadra Mobile e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale danno la caccia alle opere analizzando le immagini della fuga, sul tavolo della Regione resta il conteggio dei minuti e delle responsabilità. Un disastro durato appena 92 secondi, ma preparato da una lunga catena di disattenzioni.

MuMe, il furto di Antonello in 92 secondi: allarme ignorato e control room vuota
Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.