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Messina, la casa è diventata una stanza: affitti alle stelle e famiglie “fuori” destinate al baratro della povertà e dell’emergenza abitativa

- 06/10/2026
Messina, la casa è diventata una stanza: affitti alle stelle e famiglie "fuori" destinate al baratro della povertà e dell'emergenza abitativa

Canoni residenziali +41,5% in cinque anni, camere singole +46% dal 2020. Negli annunci proliferano “solo studenti”, “fuori sede” e contratti transitori, fino al paradosso del “non si affitta a famiglie”. Così un appartamento vale più diviso in camere che come casa. E trovare un’abitazione stabile diventa un’impresa. Impossibile

Messina, la casa è diventata una stanza: affitti alle stelle e famiglie "fuori" destinate al baratro della povertà e dell'emergenza abitativa
Messina, la casa è diventata una stanza: affitti alle stelle e famiglie "fuori" destinate al baratro della povertà e dell'emergenza abitativa

Quanto è diventato complicato per una famiglia trovare una casa in affitto nella quale poter costruire la propria storia ed il proprio futuro? Se in Italia è complicato, a Messina è quasi impossibile. Nella città universitaria dello Stretto la casa da locare è diventata un affare speculativo e da frazionare.

Non si affitta quasi più a famiglie. Non si affitta quasi più l’intero appartamento: si contrattano locazioni brevi e transitorie di stanze, ma anche di posti letto. I primi responsabili di questo nuovo modo di concepire, barbaricamente, il mercato immobiliare degli affitti sono da un lato quella parte di inquilini che costituiscono il valore della morosità storica, sopportata dai proprietari di casa negli ultimi cinque anni, dall’altra gli stessi agenti immobiliari. “Le conviene mettersi dentro una famiglia, magari con bimbi piccoli, che poi non riuscirà più a buttare fuori?”. Questa la domanda che spesso si sentono porre i proprietari di immobili da locare da agenzie immobiliari che ormai hanno fiutato l’affare e che spingono sempre più verso l’affitto breve, transitorio e preferibilmente a studenti universitari. D’altronde: una stanza con affitto breve la si affitta più volte nell’arco di cinque anni, ergo più guadagno ricorrente per l’agente immobiliare e più facilità di disfarsi del conduttore per il proprietario locatore. Quindi, nessuna speranza per le famiglie in difficoltà: o comprano casa o si apre uno scenario drammatico di emergenza e disagio abitativo senza precedenti.

Ma, com’è cambiato il mercato immobiliare a Messina?

A Messina gli affitti sono saliti di oltre il 40% in cinque anni

Il dato più significativo arriva da Immobiliare.it. Nel comune di Messina, ad agosto 2026, il canone richiesto medio è 8,61 euro al metro quadrato al mese, con un aumento del 7,36% in un solo anno. Ma allargando l’orizzonte temporale il fenomeno assume un’altra dimensione: +41,5% negli ultimi cinque anni. Idealista fotografa settembre 2026 a 8,5 euro/m², +8,1% rispetto a settembre 2025. In centro si sale a 8,9 euro/m², con un incremento annuale dell’11,3%.

La media, però, nasconde differenze enormi. Secondo Immobiliare.it, ad agosto la zona Faro-Ganzirri-Sant’Agata ha raggiunto 13,50 euro/m², con un incremento del 28,1% in un anno. Bisconte-Gravitelli arriva a 9,67 euro/m², con un impressionante +41,4% annuale. Tradotto in soldi, senza bisogno di statistiche sofisticate: un appartamento di 100 metri quadrati valutato sulla media cittadina significa ormai circa 850-860 euro al mese. Per 80 metri quadrati siamo intorno ai 680-690 euro, prima di condominio, utenze e altre spese. E la crescita non è accompagnata da un’analoga rivalutazione del patrimonio immobiliare. Idealista indica a settembre 2026 un prezzo medio di vendita in città di 1.013 euro/m², addirittura -0,6% nell’ultimo anno. Dunque il fenomeno appare soprattutto come un aumento della redditività della locazione, più che come semplice conseguenza dell’aumento del valore delle case.

Il mercato delle stanze.

Secondo Immobiliare.it Insights, a marzo 2026 una stanza singola a Messina costava mediamente 284 euro al mese. Dal marzo 2020 il prezzo è aumentato del 46%. Significa che sei anni prima la stessa stanza costava, mediamente, intorno ai 195 euro.

Nel 2025 la media era 274 euro e l’incremento rispetto al 2021 superava già il 30%. In un solo anno la soglia si è spostata ancora verso l’alto. Quindi il numero rigorosamente documentabile è +46% in sei anni. Ma, sul piano sociale, è una trasformazione rapidissima. E gli annunci attuali sono persino più istruttivi delle medie. La ricerca effettuata su Idealista restituisce ad oggi 149 stanze singole con letto singolo a Messina. Si incontrano richieste da 240, 250, 270, 280, 290 e frequentemente 300 euro al mese; nell’Annunziata si arriva a 370 euro, mentre un altro annuncio aggiornato a settembre propone una stanza a 400 euro mensili più 80 euro di condominio.

Un appartamento viene così progressivamente trasformato da “casa” in prodotto frazionabile. Tre camere da 300 euro valgono 900 euro al mese; quattro camere valgono 1.200 euro. E questo modifica inevitabilmente la convenienza economica del proprietario: perché concedere per anni l’intero appartamento a una giovane famiglia, quando lo stesso immobile può essere segmentato in camere, con contratti transitori e maggiore flessibilità?

La prova più impressionante sono gli annunci

Tra gli appartamenti messinesi pubblicati nell’ultimo mese si trovano formule come “SOLO PER studenti o non residenti”, “solo studenti/specializzandi”, “studentesse o impiegate fuori sede”, “uso transitorio”, “studenti o lavoratori fuori sede”. E c’è persino un appartamento in via Colapesce, 82 metri quadrati, offerto a 820 euro al mese, il cui annuncio specifica testualmente che viene affittato a referenziati per studio o abitazione “ma non a famiglie”. Un secondo annuncio in via Napoli, 60 metri quadrati e 550 euro mensili, contiene la stessa esclusione.

Questo elemento dimostra però che l’esclusione della famiglia è diventata persino una possibile condizione esplicita dell’offerta immobiliare. E, ci chiediamo, quanto sia morale e corretta quella che è ormai una mera speculazione che distrugge ogni ambizione dei giovani a costruirsi una famiglia.

E’ acclarato che oggi come non mai immobili da 100, 120 o 130 metri quadrati — cioè appartamenti perfettamente compatibili con l’abitazione di un nucleo familiare — compaiono sul mercato come aggregazioni di camere destinate esclusivamente a studenti o specializzandi. Un annuncio da 130 metri quadrati in via Camiciotti è destinato “esclusivamente a studenti universitari”; un appartamento di 85 metri quadrati a Gazzi viene proposto solo a studentesse/dottorande.

Pertanto, a Messina, la famiglia non viene espulsa necessariamente perché non esistono fisicamente le case. Viene espulsa perché una parte delle case disponibili viene destinata a un altro mercato. Quello delle camere, molto più redditizio per proprietari e agenzie.

Alla pressione universitaria si aggiungono gli affitti brevi

Messina, ricordiamo, è una città universitaria con una domanda consistente di alloggi. Nel 2025 venivano stimati circa 10 mila studenti fuori sede, mentre l’offerta pubblica risultava enormemente inferiore alla domanda. Per il 2026/27 il bando ERSU indica 275 posti letto nelle residenze Papardo, Annunziata e Gravitelli. Il 1° ottobre è stata inoltre riaperta la Dama Bianca, con 89 posti. Il Residence Riviera dovrebbe aggiungerne 190, ma all’inizio di settembre 2026 l’Università stava ancora cercando il gestore e la gara doveva essere avviata successivamente. Il problema quindi non sono gli studenti. Il problema è che una domanda universitaria molto forte, non assorbita a sufficienza dall’housing dedicato, viene riversata sul normale patrimonio residenziale della città. E il proprietario ha tutto l’interesse a intercettarla.

A questo si aggiunge l’affitto turistico. La ricerca AirMap coordinata dal Politecnico di Torino rileva che gli affitti brevi hanno modificato disponibilità e prezzi abitativi nelle città italiane. Per Messina, i dati 2017-2024 riportati dal Forum dell’Abitare indicano che le unità Airbnb attive sono passate da 618 a 921: +49%. Ancora più significativo è l’aumento delle abitazioni gestite dai “large host”, cioè operatori con più di dieci unità: a Messina +274%. Airbnb oggi indica circa 540 alloggi vacanza disponibili nell’area di Messina sulla propria piattaforma. Il dato conferma la presenza di un mercato turistico tutt’altro che marginale.

La domanda sociale esplode

Nel 2025 il Comune di Messina ha aperto il progetto HOME per aiutare chi non riusciva più a sostenere affitti e utenze. Sono arrivate 1.684 domande; nel gennaio 2026, sulle prime 500 istruite, erano stati individuati 312 beneficiari. Nel 2026 è stato inoltre aperto un nuovo contributo regionale per gli affitti, fino a 3.000 euro per i nuclei con ISEE fino a 10 mila euro, mentre il progetto comunale BecoME prevede per persone e famiglie fragili persino contributi fino a 510 euro mensili per il canone di locazione.

Quindi da una parte il mercato chiede 600, 700, 800, 900 euro; dall’altra la mano pubblica deve mettere centinaia di euro al mese per consentire a una parte delle famiglie di conservare o trovare un tetto. Non è soltanto una percezione locale. L’Istat rileva che nel Mezzogiorno il 24,8% delle famiglie che vive in affitto è in povertà assoluta, contro il 7% delle famiglie proprietarie della propria abitazione. A Messina il reddito medio dichiarato nel 2024 è stato di circa 24.492 euro per contribuente; il reddito medio dei dipendenti è 21.984 euro. Un canone da 800 euro significa 9.600 euro l’anno: per una famiglia monoreddito con un lavoratore attorno a quella media equivale, prima ancora delle imposte e delle utenze, a oltre il 43% del reddito lordo dichiarato.

Il problema, dunque, è il modello: la casa viene progressivamente trattata come un bene da massimizzare per segmenti di redditività. Una camera allo studente. Un’altra allo specializzando. Dieci mesi al fuori sede. Tre mesi al turista. Poi eventualmente Airbnb. L’affitto residenziale stabile, quello nel quale una coppia può mettere un divano, far nascere un figlio e sapere che tra quattro anni abiterà ancora lì, diventa economicamente meno interessante. Sempre più IMPOSSIBILE.

Un sistema indecoroso e socialmente ignobile? E’ un’affermazione troppo forte? Secondo noi non lo è. Alla luce di un aumento certificato del 41,5% degli affitti in cinque anni; del +46% per le stanze dal 2020; la proliferazione di contratti transitori; appartamenti interi riservati agli studenti; annunci che arrivano a escludere esplicitamente le famiglie; il +49% di alloggi Airbnb tra 2017 e 2024; 1.684 richieste per un solo programma comunale di sostegno abitativo, riteniamo che definire questo sistema speculativo “ignobile” sia doveroso perché descrive come si stia sottraendo futuro ai giovani ed alle nuove famiglie. Di come anche quelle in difficoltà siano destinate, se non possono comprarsela la casa, a scivolare in un baratro di povertà certa.

Messina, la casa è diventata una stanza: affitti alle stelle e famiglie "fuori" destinate al baratro della povertà e dell'emergenza abitativa
Messina, la casa è diventata una stanza: affitti alle stelle e famiglie "fuori" destinate al baratro della povertà e dell'emergenza abitativa
Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.