

Una prestazione concordata, una trasferta anticipata di tasca propria e un onorario da 5.000 euro mai saldato. Con un dettaglio decisivo: il cliente “moroso” è un deputato della Repubblica e la professionista, una escort trentaseienne napoletana da tempo residente in Sicilia, ha deciso di trascinarlo in tribunale forte della sua Partita Iva.
La vicenda, approdata davanti al Giudice di Pace di Roma, rappresenta uno spaccato inedito e giuridicamente rilevante. La donna, madre separata senza altre fonti di reddito, ha scelto di operare alla luce del sole. Avvalendosi dei nuovi codici Ateco entrati in vigore ad aprile 2025 per i “servizi di incontro ed eventi simili”, ha aperto una propria posizione fiscale in regime agevolato, trasformando di fatto un accordo verbale in un credito esigibile.
Tutto ha inizio il 3 marzo 2025, quando il politico contatta la professionista per un servizio di “accompagnamento” nella Capitale, comprensivo di pernottamento, dal 14 al 16 marzo. Il compenso pattuito è di 5.000 euro. La donna parte per Roma affrontando autonomamente le spese di viaggio. Rientrata in Sicilia, richiede il saldo tramite bonifico, ma il parlamentare prima temporeggia, poi smette di rispondere alle chiamate e infine scompare.
Di fronte al silenzio del cliente, la sex worker decide di tutelarsi. Si rivolge all’Associazione Italia e, il 2 aprile 2025, emette regolare fattura per la prestazione fornita. Con il documento contabile alla mano, i legali presentano un ricorso per decreto ingiuntivo al Giudice di Pace.
Un’azione resa possibile dal mutato perimetro normativo. Come ricordano gli avvocati che hanno seguito il caso, sebbene la Legge Merlin del 1958 continui a punire severamente lo sfruttamento, il reclutamento e il favoreggiamento, in Italia la prostituzione in sé non costituisce reato. La regolarizzazione fiscale permette oggi a chi esercita l’attività in totale autonomia di agire in sede civile contro i clienti inadempienti, esattamente come avviene per le altre libere professioni.
Il contenzioso civile si è protratto per circa un anno, ma non è mai arrivato a una sentenza. Messo alle strette dall’azione legale, il deputato ha preferito evitare le aule di tribunale, optando per una soluzione negoziale. Nei giorni scorsi, tramite l’intermediazione dei legali, le parti hanno raggiunto un accordo stragiudiziale: la donna ha accettato una transazione di 3.000 euro a stralcio della fattura originaria, chiudendo definitivamente la vertenza.








