

NOTA SOCIAL DI ANGELO GIORGIANNI
La morte di una bambina per difterite è una tragedia. Una tragedia che impone rispetto, rigore e un’indagine seria sulle eventuali responsabilità. Ma proprio quando il dolore e la paura aumentano, le istituzioni devono dimostrare di saper mantenere lucidità e rispetto delle regole. Ed è per questo che le dichiarazioni e le iniziative attribuite da fonti giornalistiche all’ASP di Messina meritano grande attenzione e, soprattutto, alcune domande.
L’obbligo vaccinale previsto dalla legge esiste. Nessuno può seriamente sostenere che le istituzioni debbano ignorarlo. Ma c’è un principio ancora più elementare: anche l’ASP deve rispettare la legge. Può controllare. Può convocare. Può informare. Può promuovere campagne di recupero. Può applicare, nei casi previsti, le sanzioni stabilite dalla normativa. Ma ogni ulteriore potere deve avere una precisa base legislativa. E allora, davanti all’annuncio di appuntamenti fissati “d’ufficio”, schede di diniego destinate alla Procura e segnalazioni dei medici ritenuti “no-vax”, la domanda è inevitabile:
DOVE FINISCE IL POTERE DELL’ASP E DOVE COMINCIA L’ABUSO DEL POTERE?
Una prenotazione amministrativa non può diventare automaticamente una vaccinazione coattiva. Un rifiuto amministrativo non può trasformarsi automaticamente in un reato. La Procura della Repubblica non è un ufficio dell’ASP. La magistratura interviene quando esiste una fattispecie penalmente rilevante, non perché un’amministrazione abbia deciso che un determinato comportamento debba essere penalizzato.
Ancora più delicato è il capitolo dei medici. Se un medico diffonde deliberatamente informazioni false, viola i propri obblighi professionali o induce concretamente i pazienti a comportamenti pericolosi, è giusto che risponda delle proprie condotte. Ma la critica a una politica sanitaria non è, di per sé, un reato. L’etichetta “no-vax” non può sostituire l’accertamento di una specifica condotta illecita. E qui arriviamo al punto che troppo spesso viene dimenticato quando si parla di potere pubblico.
LA RESPONSABILITÀ NON PUÒ ESSERE A SENSO UNICO.
Se un cittadino viola un obbligo previsto dalla legge, può essere chiamato a risponderne nelle forme stabilite dall’ordinamento. Ma se, nell’esercizio delle proprie funzioni, un dirigente o un funzionario pubblico oltrepassa i limiti dei poteri attribuitigli dalla legge, anche la sua condotta può essere sottoposta a verifica e, ove ne ricorrano concretamente i presupposti, può emergere una responsabilità personale, anche penale. Non esistono amministrazioni immuni dalla legge. Non esistono funzionari al di sopra della legge. E non esiste un’emergenza capace, da sola, di trasformare in lecito ciò che la legge non consente. Naturalmente, la responsabilità penale è personale e richiede l’accertamento di una specifica fattispecie di reato: non basta che un provvedimento sia discutibile o eventualmente illegittimo. Ma proprio per questo ogni esercizio del potere deve essere rigorosamente ancorato alla legge.
L’ASP di Messina non è un’autorità sovrana. È una pubblica amministrazione. E, come ogni pubblica amministrazione, è sottoposta alla legge, alla Costituzione e ai principi di legalità, proporzionalità e buon andamento. L’emergenza sanitaria, ammesso che sia tale, può giustificare interventi tempestivi. Non può però creare poteri che la legge non ha previsto. Questo non è essere “contro i vaccini”. È essere a favore della legalità. Non si tratta di negare la necessità delle vaccinazioni obbligatorie. Si tratta di impedire che, dietro la parola “emergenza”, si affermi il principio pericoloso secondo cui l’amministrazione possa fare tutto ciò che ritiene utile. Perché la salute pubblica si difende anche attraverso la fiducia nelle istituzioni. E la fiducia non nasce dalla paura di essere segnalati alla Procura. Nasce dalla capacità delle istituzioni di informare, convincere, assistere e applicare la legge con equilibrio.
Per questo all’ASP di Messina va rivolto un invito semplice: applicate rigorosamente la legge, ma non andate oltre la legge. Informate i cittadini. Convocate le famiglie. Garantite l’accesso alle vaccinazioni. Applicate le sanzioni previste. Segnalate alla magistratura ciò che presenta realmente profili di reato. Ma non trasformate la Procura in una minaccia generalizzata. Non trasformate il medico dissenziente in un nemico pubblico. Non trasformate l’obbligo vaccinale in una patente di discrezionalità amministrativa senza limiti. Perché la domanda che ogni cittadino ha il diritto di porre all’ASP di Messina è semplicissima: “QUAL È LA NORMA CHE VI AUTORIZZA A FARLO?”
E se la risposta non è nella legge, l’emergenza non basta. La salute pubblica va difesa. Ma va difesa dentro lo Stato di diritto, non al di fuori di esso.
La legalità non è una questione di destra o di sinistra, di vaccinati o non vaccinati. È una garanzia per tutti. E noi vigileremo sul rispetto delle regole e denunzieremo eventuali abusi.








