

La fuga di Marco D’Angelo è durata appena quarantotto ore. Il trentottenne, protagonista due giorni fa di una clamorosa evasione dal carcere di Augusta, nel Siracusano, è stato catturato oggi a Messina, la sua città d’origine. A porre fine alla sua breve latitanza sono stati gli agenti della Polizia penitenziaria, che lo hanno localizzato e bloccato all’interno di un residence.
D’Angelo si trovava recluso nella struttura siracusana per scontare una condanna legata allo spaccio di stupefacenti. La sua fuga aveva immediatamente fatto scattare una massiccia caccia all’uomo su tutto il territorio siciliano, culminata oggi con l’arresto nel capoluogo peloritano.
Ora l’attenzione si sposta sulle falle nel sistema di sicurezza e sui presunti fiancheggiatori. La Procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta per fare piena luce sull’esatta dinamica che ha permesso al detenuto di eludere i controlli e, soprattutto, per identificare l’eventuale rete di complici che ne ha orchestrato e supportato l’evasione.
L’episodio ha destato forte clamore, riaccendendo i riflettori sull’emergenza delle strutture detentive. Il procuratore capo di Siracusa, Sabrina Gambino, titolare del fascicolo d’indagine, non ha mancato di denunciare fin dalle primissime ore le gravi criticità del penitenziario di Augusta, segnalando vulnerabilità strutturali e operative che hanno reso possibile una fuga su cui, adesso, gli inquirenti intendono andare fino in fondo.








