Il nuovo movimento civico si dichiara apartitico e aperto al confronto con associazioni, categorie produttive, professionisti, giovani e forze politiche. Tra i temi indicati come prioritari: frazioni, servizi sociali, sanità pubblica, cultura, opportunità per le nuove generazioni e tutela del territorio
TAORMINA – Ripartire dalla partecipazione dei cittadini, ricostruire il dialogo con la comunità e lavorare alla formazione di un’alternativa all’attuale governo cittadino. Sono gli obiettivi dichiarati da “Taormina in COMUNE”, il nuovo movimento civico che ha scelto Trappitello per la propria presentazione pubblica.La scelta della frazione non appare casuale. Proprio da Trappitello, infatti, è partito il richiamo a una città nella quale la distanza dal centro non sia soltanto geografica, ma non si traduca più in minori servizi, disagi quotidiani e scarsa attenzione da parte delle istituzioni.
Il movimento si definisce apartitico e fondato su alcuni principi indicati come irrinunciabili: partecipazione, solidarietà, qualità della vita, tutela del bene comune e coinvolgimento diretto dei cittadini. Tra le priorità vengono richiamate anche l’onestà amministrativa, la difesa dell’identità taorminese, l’attenzione per i quartieri e le frazioni, il futuro dei giovani, la giustizia sociale, la scuola, la cultura, la sanità pubblica e la salvaguardia del territorio.
L’obiettivo dichiarato è quello di costruire «una città più inclusiva, moderna e solidale», nella quale l’interesse collettivo possa prevalere sulle esigenze individuali e sulle appartenenze. Un progetto civico che punta a mettere insieme competenze, esperienze professionali e sensibilità differenti, partendo dai problemi concreti vissuti quotidianamente dalla popolazione.
Caltabiano: «Non vogliamo dividere, ma unire i taorminesi»
Ad aprire la presentazione è stato Giuseppe Caltabiano, che ha chiarito la natura e le finalità dell’iniziativa.
«Il movimento non vuole dividere, ma unire i taorminesi – ha affermato –. Il nome che abbiamo scelto, “Taormina in COMUNE”, significa proprio questo: dare voce a una comunità per condividere lo stesso destino».
Caltabiano ha presentato il movimento come una realtà aperta e inclusiva, rivolta non soltanto ai singoli cittadini, ma anche a partiti, associazioni e altri movimenti disponibili a impegnarsi per il futuro della città.
«La nostra è una proposta aperta, inclusiva, rivolta a tutti coloro – singoli, partiti, associazioni, movimenti – che hanno voglia di impegnarsi per una Taormina migliore», ha sottolineato.
Nel corso dell’intervento è arrivato anche un ringraziamento ai consiglieri comunali di opposizione Corvaia e Manuli per l’attività svolta in Consiglio. Caltabiano ha quindi annunciato l’avvio, nelle prossime settimane, di una fase di ascolto e confronto con le associazioni, le categorie economiche, i professionisti, le organizzazioni sociali, i giovani e tutti i cittadini interessati a partecipare alla costruzione del progetto.
D’Agostino: «Costruire una città per tutti»
Ai temi della sanità e del sociale è stato dedicato l’intervento di Maria Teresa D’Agostino, biologa nutrizionista che opera da circa quindici anni sul territorio taorminese.
D’Agostino ha spiegato di avere deciso di partecipare al progetto non soltanto per il rapporto di stima con gli altri componenti del movimento, ma soprattutto per il legame con la città e per la volontà di mettere a disposizione il proprio tempo.
«Non ho certo le competenze di chi vive la politica quotidianamente o di chi ha amministrato o amministra – ha dichiarato –, ma quelle di professionista che opera quotidianamente sul territorio, da quasi 15 anni, impegnando le giornate non solo svolgendo il proprio lavoro, ma vivendo anche i bisogni, i disagi, le difficoltà e le preoccupazioni delle persone».
Da questa esperienza professionale e umana, ha spiegato, è nata la domanda su quale contributo concreto potesse offrire alla comunità.
«Solo collaborando, unendo le forze, superando i limiti individuali e le differenze – ha aggiunto – potremo creare una realtà a misura di bambini, una città a misura di persone anziane, una città a misura delle diverse forme di disabilità: una città per tutti».
Un passaggio che colloca l’inclusione sociale e l’accessibilità tra i temi centrali del nuovo movimento civico, con una particolare attenzione alle persone anziane, ai minori e ai cittadini con disabilità.
Scibilia: «Trappitello non può essere considerata una realtà di serie B»
Uno degli interventi più direttamente legati ai problemi della frazione è stato quello di Adele Scibilia, ventunenne nata e cresciuta a Trappitello e studentessa al terzo anno di Giurisprudenza alla Luiss di Roma.
Scibilia ha denunciato innanzitutto la mancanza di uno spazio pubblico nel quale la comunità possa riunirsi, confrontarsi e organizzare attività collettive.
«Questa sera ci troviamo in questo luogo non per scelta, ma perché a Trappitello manca ancora un luogo pubblico dove una comunità possa incontrarsi – ha affermato –. È un’assenza che dice molto, in quanto Trappitello conta circa 4.500 abitanti: famiglie, giovani, anziani, associazioni».
La giovane relatrice ha descritto Trappitello come una realtà viva che, tuttavia, avrebbe spesso avuto la sensazione di essere trattata come una zona periferica e marginale.
«Una comunità non si misura soltanto dal numero dei suoi abitanti – ha osservato –. Si misura dai luoghi in cui le persone possono incontrarsi, confrontarsi, crescere insieme. Quando questi luoghi mancano, non manca soltanto uno spazio fisico: si indebolisce il senso stesso dell’appartenenza».
Proprio dalla ricostruzione di questi luoghi di incontro, secondo Scibilia, dovrebbe ripartire la buona politica.
L’emigrazione giovanile e il diritto di scegliere se restare
L’intervento ha affrontato anche il tema dell’emigrazione delle nuove generazioni. Scibilia ha richiamato alcuni dati, riferiti al 30 aprile 2023, secondo i quali circa mille giovani avrebbero lasciato Taormina per trasferirsi in altre città italiane, mentre altri 1.490 avrebbero scelto di vivere all’estero.
Numeri citati nel corso della presentazione per evidenziare il rischio che la città perda progressivamente una parte importante del proprio patrimonio umano.
«Siamo la generazione che ama questa città e che, troppo spesso, è costretta a cercare altrove le opportunità per costruire il proprio futuro – ha spiegato –. Dietro questi numeri non ci sono soltanto partenze. C’è il rischio di vedere allontanarsi una parte del patrimonio più prezioso che una comunità possiede: i suoi giovani».
Il problema, secondo Scibilia, non è rappresentato dalla scelta di studiare o lavorare fuori, ma dall’assenza di condizioni che consentano ai giovani di tornare oppure di costruire il proprio percorso professionale a Taormina.
«Partire non è un errore. Studiare, lavorare e confrontarsi con altre realtà significa crescere. Il problema nasce quando partire smette di essere una scelta e diventa una necessità. La vera sfida è restituire ai giovani la libertà di scegliere: scegliere di partire, se lo desiderano, ma soprattutto scegliere di restare, senza dover rinunciare alle proprie ambizioni».
Caliò Perroni: «La cultura comincia dalla consapevolezza di chi siamo»
Sul ruolo della cultura nella costruzione dell’identità cittadina è intervenuta Cettina Caliò Perroni, impegnata nel campo della traduzione letteraria francese e autrice di contributi pubblicati sulle pagine culturali e letterarie di quotidiani nazionali.
Caliò Perroni, trasferitasi da alcuni anni nel territorio taorminese, ha evidenziato come lo sguardo di chi arriva da fuori possa talvolta cogliere aspetti che rischiano di sfuggire a chi vive da sempre in un determinato luogo.
La cultura, ha osservato, non può essere identificata soltanto con la programmazione di libri, mostre, spettacoli ed eventi.
«La cultura comincia molto prima – ha affermato –. Comincia dalla consapevolezza di chi siamo, dalla storia dei luoghi che abitiamo».
Da qui il collegamento tra cultura, istruzione ed educazione alla bellezza, intesa non in senso puramente estetico, ma come capacità della comunità di avere cura di sé stessa e dei luoghi nei quali vive.
«Questa cura e questa attenzione sono una responsabilità condivisa e costante che coinvolge l’amministrazione, i cittadini e le scuole, perché la scuola forma i cittadini di domani», ha aggiunto.Caliò Perroni ha infine ricordato l’origine latina della parola cultura: «Significa coltivare, avere cura, abitare».
La Monaca: «Una casa comune per chi non si sente rappresentato»
A chiudere la presentazione è stato l’avvocato Danilo La Monaca, che ha dato all’iniziativa una connotazione più esplicitamente politica, indicando la necessità di costruire una «valida alternativa di governo» per Taormina.
«Oggi stiamo posando la prima pietra di un edificio che vogliamo costruire insieme ad altri – ha dichiarato –. Non da soli, ma insieme a tutti coloro che condividono una visione di Taormina diversa da quella proposta dall’attuale maggioranza».
La Monaca ha parlato della nascita di una «casa comune», aperta ai cittadini che non si riconoscono nell’attuale azione politico-amministrativa. Ha tuttavia precisato che la costruzione di un’alternativa non dovrà trasformarsi in una sommatoria indistinta di forze unite esclusivamente dall’opposizione all’attuale maggioranza.
«Costruire un’alternativa non significa mettere insieme chiunque a qualunque costo – ha spiegato –. Non significa unirsi soltanto contro un avversario comune, perché in questo modo si perderebbe il vero significato del percorso che stiamo avviando».
L’aggregazione, secondo La Monaca, dovrà fondarsi sulla condivisione di valori, principi e di un metodo di lavoro improntato alla democrazia, alla collegialità e al rispetto reciproco.
«Si sta insieme perché si condivide una visione del futuro, non perché si è costretti dalle circostanze», ha concluso.
Intanto è già stata avviata la campagna di adesione a “Taormina in COMUNE”. Il movimento annuncia che attraverso il proprio sito e i canali social saranno diffuse le informazioni sulle modalità di partecipazione e sulle prossime iniziative. La fase successiva sarà quella del confronto con la città: un percorso di ascolto dal quale dovranno emergere programmi, proposte e, soprattutto, la reale capacità del nuovo soggetto civico di trasformare i principi annunciati in un progetto amministrativo concreto.





