Cgil FP, Uil FP, Csa e Silpol contestano i ritardi sulla retribuzione accessoria, sulle progressioni economiche 2024 e sulla costituzione del fondo 2026. I sindacati: «Spettanze dovute per prestazioni già rese»
Si alza il livello dello scontro tra le organizzazioni sindacali e il Comune di Messina sulla retribuzione accessoria dei dipendenti di Palazzo Zanca. Cgil Funzione pubblica, Uil FP, Csa e Silpol hanno convocato per mercoledì 15 luglio, dalle 10.30 alle 13.30, un’assemblea generale del personale comunale. Una riunione durante la quale, secondo quanto annunciato, dovrebbe essere stabilita anche la data dello sciopero.
L’assemblea si terrà nel Salone delle Bandiere di palazzo Zanca o, qualora non fosse disponibile, in un altro locale ritenuto idoneo. I sindacati hanno chiesto all’amministrazione di informare tutti i Dipartimenti, in modo da consentire la partecipazione dei lavoratori. All’incontro prenderanno parte anche i dirigenti territoriali delle quattro organizzazioni firmatarie.
Al centro della vertenza vi sono diversi capitoli della contrattazione decentrata relativi agli anni compresi tra il 2023 e il 2026. In particolare, le organizzazioni sindacali chiedono chiarimenti e provvedimenti sulla progressione economica orizzontale del 2024, sull’erogazione del salario accessorio del 2025 e sulla mancata costituzione del fondo per il 2026.
Resta aperta anche la questione del cosiddetto “salario di funzionamento”, cioè le indennità riconosciute ai dipendenti impegnati nei servizi di reperibilità, nelle turnazioni e nelle attività svolte la domenica e nei giorni festivi. Prestazioni che, secondo quanto denunciato dalle sigle sindacali, sarebbero già state effettuate ma non ancora retribuite.
La mobilitazione arriva dopo una serie di iniziative e comunicazioni rimaste, a giudizio dei sindacati, senza risposte soddisfacenti. Una precedente assemblea dei dipendenti, descritta come molto partecipata, aveva già conferito alle organizzazioni il mandato per proclamare lo stato di agitazione.
Nel frattempo alcune sigle si sono rivolte al giudice del lavoro, chiedendo il ripristino di una procedura negoziale ritenuta rispettosa degli accordi decentrati sottoscritti dalla parte pubblica, allora rappresentata dal direttore generale Salvo Puccio, e dalle rappresentanze dei lavoratori.
A rendere ancora più teso il confronto sarebbe stata una successiva nota della segretaria generale e direttrice generale Rossana Carrubba. Secondo la ricostruzione contenuta nel documento sindacale, quella comunicazione avrebbe rimesso in discussione la contrattazione relativa al 2024 e le somme accessorie riguardanti il 2025 e il 2026, comprese le indennità collegate a turnazioni, reperibilità e servizi festivi.
Una posizione giudicata «non tollerabile» dalle organizzazioni sindacali, che parlano di un comportamento capace di penalizzare il lavoro svolto dalle rappresentanze dei dipendenti e di mettere in discussione gli accordi raggiunti in precedenza. A subirne le conseguenze, sottolineano le sigle, sarebbero soprattutto i lavoratori comunali che attendono ancora il pagamento di somme maturate attraverso attività già prestate.
Nel documento indirizzato, tra gli altri, alla prefetta Cosima Di Stani, al sindaco Federico Basile, al presidente del Consiglio comunale Massimo Minutoli, alla segretaria generale Carrubba, ai dirigenti e al Collegio dei revisori, i sindacati criticano duramente anche l’atteggiamento della parte politica e dell’apparato amministrativo.
Le organizzazioni denunciano quello che definiscono uno «scarso interesse» nei confronti dei dipendenti, ricordando il ruolo svolto quotidianamente dal personale per garantire l’erogazione dei servizi comunali. Contestano inoltre la mancata predisposizione degli atti di liquidazione, nonostante un sollecito che sarebbe stato avanzato anche dal commissario straordinario.
Per Cgil FP, Uil FP, Csa e Silpol non si tratta di somme secondarie, ma di risorse necessarie per i bilanci familiari dei lavoratori. Da qui la decisione di convocare una nuova assemblea e di preparare lo sciopero, considerato ormai l’ultima strada percorribile dopo il mancato superamento della vertenza.
La mattinata del 15 luglio diventa quindi uno snodo decisivo: salvo un intervento dell’amministrazione capace di riaprire il confronto e sbloccare i pagamenti, i dipendenti comunali potrebbero uscire dal Salone delle Bandiere con una data già fissata per l’astensione dal lavoro.




