Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il primo cittadino sospeso ha respinto le accuse di voto di scambio e corruzione. Istanza al Tribunale della Libertà per la revoca dei domiciliari.
Lillo Pistone, sindaco sospeso di Spadafora, non ci sta e respinge ogni addebito. «Non mi ha mai in nessuna epoca, ovvero prima, durante e dopo le elezioni, chiesto nulla e io non ho mai chiesto voti», ha esordito. Nessun voto di scambio, nessuna corruzione elettorale, men che meno l’ombra dell’aggravante del metodo mafioso. È questa la linea netta emersa oggi durante l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice, a seguito dell’arresto eseguito dai Carabinieri che ha momentaneamente colpito l’amministrazione del comune tirrenico.
La ricostruzione alternativa della difesa
Assistito dall’avvocato Salvatore Silvestro, il primo cittadino ha affrontato a lungo il confronto in aula, puntando a smontare il quadro accusatorio delineato dalla Procura. La tesi presentata dalla difesa è tranciante:
«I fatti sono stati ricostruiti in maniera errata.»
Pistone ha offerto al giudice una chiave di lettura completamente alternativa rispetto alle vicende finite sotto la lente degli investigatori. Una difesa articolata per negare categoricamente l’esistenza di quell’accordo illecito e di quello scambio elettorale politico-mafioso che costituiscono il cuore dell’inchiesta.
Si punta alla liberazione: la palla passa al Riesame
L’offensiva legale non si ferma alle sole dichiarazioni rese al giudice. L’obiettivo immediato è scardinare le misure cautelari in atto.
L’avvocato Silvestro ha già depositato un’istanza formale al Tribunale della Libertà. La difesa ha richiesto il riesame completo del provvedimento restrittivo, puntando all’annullamento dei domiciliari.
Gli occhi sono ora puntati sul calendario giudiziario: si attende a breve la fissazione dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame, un passaggio cruciale che potrebbe imprimere una prima, decisiva svolta all’intera inchiesta.




