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Elezioni a Messina appese a un filo? Le dimissioni “in ritardo” e le 14 liste di Basile. Entro 48 ore la pronuncia del Tar di Catania. Sentenza semplificata o Sospensiva…?

I giudici potrebbero optare per una sospensiva cautelare di tutti gli atti impugnati, fermando immediatamente le elezioni o emettere una sentenza in forma semplificata, decretando direttamente l’annullamento della consultazione in virtù dell’evidenza dei vizi contestati. O archiviare tutto.

Il conto alla rovescia è iniziato e le elezioni amministrative di Messina rischiano di subire uno stop clamoroso. Ci riferiamo al ricorso presentato al Tar di Catania e che era stato inviato a Palermo a causa di una eccezione di competenza territoriale da parte degli avvocati del Comune di Messina, per poi invece fare ritorno a Catania, per decisione sopravvenuta proprio da parte del Tribunale Amministrativo sezione di Palermo. Entro un paio di giorni, è attesa la cruciale pronuncia del Tar di Catania proprio su questo ricorso presentato da tre cittadini elettori messinesi, assistiti dagli avvocati Paolo Starvaggi e Angelo Giorgianni. Una decisione imminente che pende come una spada di Damocle sull’intera macchina organizzativa, con la concreta possibilità che la tornata elettorale venga invalidata prima ancora dell’apertura delle urne.

Sul tavolo dei giudici amministrativi c’è una corposa memoria difensiva che contesta due vizi tecnici considerati fatali per la regolarità del voto. Il nodo principale riguarda il mancato rispetto della “finestra” temporale prevista per le dimissioni del sindaco uscente. La legge nazionale individua nel 24 febbraio il limite massimo per rendere efficaci le dimissioni e accedere al turno elettorale di maggio, ma a Messina l’atto è divenuto esecutivo solo il 27 febbraio. La tesi dei ricorrenti, secondo la memoria difensiva, è chiara: non essendoci una deroga regionale specifica, si applica la normativa statale, e l’indizione stessa delle elezioni risulta irrimediabilmente illegittima.

Ad aggravare il quadro di forte incertezza, in queste ore decisive per il verdetto, è il secondo filone d’accusa relativo alla presentazione delle liste. Nel mirino sono finite 14 delle 15 liste a sostegno del candidato uscente, depositate avvalendosi dell’esenzione dalla raccolta delle firme (che per Messina ammontano a una quota compresa tra 700 e 2.000 sottoscrizioni). Secondo l’impianto accusatorio, la deroga riconosciuta ai gruppi già presenti all’Ars si esaurisce con una singola lista. Aver esteso questo privilegio ad altre 14 formazioni apparentate è, per i legali, una forzatura che imporrebbe l’immediata esclusione delle liste dalla competizione elettorale.

L’atto di accusa si spinge oltre i tecnicismi e prospetta una palese lesione della “par condicio”. Il ricorso punta il dito contro un presunto calcolo strategico del primo cittadino uscente: aver ritardato le dimissioni per togliere tempo prezioso all’organizzazione degli avversari e, parallelamente, aver aggirato il filtro della raccolta firme per schierare sul campo un numero abnorme di alleati.

COSA POTREBBE ACCADERE ENTRO 48 ORE?

Gli scenari che potrebbero concretizzarsi a breve termine sono dirimenti. Il Tribunale Amministrativo è chiamato a un complesso bilanciamento di interessi tra legalità e procedibilità del voto. I giudici potrebbero optare per una sospensiva cautelare di tutti gli atti impugnati, fermando immediatamente le elezioni per scongiurare un inutile spreco di fondi pubblici. In alternativa, avrebbero facoltà di emettere una sentenza in forma semplificata, decretando direttamente l’annullamento della consultazione in virtù dell’evidenza dei vizi contestati.

Per i ricorrenti la via d’uscita è obbligata: uno stop precauzionale oggi, seguito da un commissariamento breve di circa un anno, è da preferire in assoluto al caos istituzionale e ai probabili 3-4 anni di gestione commissariale che scaturirebbero dall’annullamento postumo di elezioni già celebrate in modo irregolare. Adesso non resta che attendere la decisione dei giudici etnei.

Angelo Giorgianni