La Suprema Corte ratifica la sospensione di 12 mesi in tutti gli atenei italiani decisa dal Riesame, dicendo no ai domiciliari chiesti dalla Procura. Nel frattempo l’ex vertice dell’università peloritana attende l’esito della sua corsa alla guida dell’ateneo lusitano.

Niente aule né incarichi accademici per dodici mesi in tutto il territorio nazionale. La Corte di Cassazione ha messo il sigillo sull’interdizione per Salvatore Cuzzocrea, ex rettore dell’Università di Messina, confermando la misura già disposta lo scorso gennaio dal Tribunale del Riesame. Il provvedimento si inserisce nel solco della complessa inchiesta sui rimborsi che ha travolto l’ateneo peloritano.
I giudici della Suprema Corte hanno ribadito l’impianto della misura cautelare, confermando il “divieto temporaneo” di esercitare attività in tutti gli atenei d’Italia, ma respingendo al contempo la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura di Messina, guidata dal procuratore Antonio D’Amato.
La figura dell’ex magnifico resta al centro di un delicato iter giudiziario: Cuzzocrea è infatti attualmente sotto processo per la gestione di alcune nomine e appalti all’interno dell’università, e risulta inoltre indagato per il controverso filone dei rimborsi legati al dipartimento Chibiofarm.
Ma il futuro accademico e professionale dell’ex rettore potrebbe spostarsi oltre i confini nazionali. L’interdizione confermata dagli ermellini, infatti, ha validità sul territorio italiano, lasciando aperta una finestra internazionale che Cuzzocrea sembra intenzionato a sfruttare. Il docente si è candidato per assumere la guida dell’Università di Porto. Un orizzonte che potrebbe definirsi in tempi strettissimi: l’ateneo lusitano è chiamato proprio in queste ore a scegliere il suo nuovo vertice, in un incrocio di tempistiche che vede la giustizia italiana e la carriera accademica portoghese procedere in parallelo.




