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Autista Atm in borghese davanti al bus: il regolamento ignorato e l’ombra dei favoritismi politici

- 12/04/2026
autista atm senza divisa

Lo scatto di un autista ATM senza divisa accende la polemica sul rigido regolamento aziendale. Tra i colleghi spunta l’ombra dei favoritismi legati a “Sud chiama Nord”, mentre i lettori si chiedono se l’infrazione nasconda uno spot elettorale.

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A Santo Stefano di Briga a Messina la posa è plastica, lo sfondo inequivocabile: un mezzo di servizio dell’Azienda Trasporti. Eppure, nello scatto di questo lavoratore di Atm, il cui volto abbiamo doverosamente oscurato per ragioni di privacy, c’è un dettaglio macroscopico che non è sfuggito all’occhio dei cittadini. L’autista non indossa la divisa. Si presenta in abiti civili, innescando una pioggia di segnalazioni giunte alla nostra redazione e, con esse, una serie di interrogativi che vanno ben oltre la semplice questione di dress code aziendale.

La prima domanda che i lettori ci pongono è la più diretta: un autista può svolgere il proprio servizio in borghese? La risposta risiede nelle pieghe del regolamento di Atm, ed è un no categorico. Le direttive aziendali in materia sono ferree e non ammettono interpretazioni creative: durante il turno di lavoro, l’uso dell’uniforme ufficiale è un obbligo inderogabile, una questione di decoro, riconoscibilità e rispetto verso l’utenza.

La foto, dunque, immortala una palese violazione. Ma è qui che la vicenda smette di essere un semplice caso di indisciplina per assumere i contorni di un presunto “due pesi e due misure”. Il malumore che serpeggia tra i corridoi e le chat dei lavoratori è palpabile. La convinzione diffusa è che, se la stessa leggerezza fosse stata commessa da un altro collega, magari meno vicino agli ambienti politici di Sud chiama Nord, la reazione dell’azienda non si sarebbe fatta attendere. Per i “comuni mortali”, sussurrano i ben informati, sarebbero scattate immediatamente sanzioni disciplinari gravi e decurtazioni onerose in busta paga. Esiste dunque una zona franca per chi vanta le giuste simpatie politiche?

A rendere il quadro ancora più sfaccettato si aggiunge un ultimo, provocatorio interrogativo sollevato da uno dei nostri lettori. Guardando l’impostazione dello scatto, la postura fiera e la totale assenza dei paramenti aziendali, il dubbio sorge spontaneo: “Ma questa foto serve forse per la campagna elettorale?”.

Un quesito legittimo che trasforma un’infrazione al regolamento in un potenziale spot politico, sollevando un velo su come le regole, all’interno del servizio di trasporto pubblico, rischino talvolta di applicarsi ai “nemici” politici e interpretarsi per gli “amici”. Resta ora da capire se i vertici di Atm decideranno di fare chiarezza sull’episodio, ripristinando quell’equità di trattamento che è alla base della serenità di ogni ambiente lavorativo.

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