Quasi la metà vive in spazi pubblici privi di riparo, a Messina il 73,9%. Un senzatetto su quattro (il 25%) è un giovane tra i 18 e i 30 anni

E’ la Sicilia che vive all’ombra dei riflettori, sfuggente e marginale quella di cui stiamo parlando. È la Sicilia degli invisibili, fotografata in modo impietoso dall’ultima rilevazione dell’Istat: 958 persone senza fissa dimora tra Palermo, Catania e Messina, censite nel cuore dell’inverno, nella fredda notte del 26 gennaio. Un esercito silenzioso che mette a nudo la fragilità della nostra rete di protezione e l’affanno cronico dei servizi sociali, in particolar modo nella città dello Stretto.
La mappa del disagio: il primato drammatico di Messina
Se i numeri assoluti vedono Palermo (611) e Catania (218) in testa per presenze, è la scomposizione del dato a lanciare l’allarme più severo per Messina. Nella nostra città sono 129 le persone che vivono in condizione di povertà estrema. Di queste, 104 trovano riparo in una struttura di accoglienza (tra cui 11 donne) e 25 sono costrette a dormire in strada.
Ma è qui che il report svela il lato più crudo: tra chi vive per strada a Messina, ben il 73,9% si trova in spazi pubblici privi di qualsiasi riparo. È la percentuale più alta dell’Isola, nettamente superiore al 61,3% di Catania e al 51,4% di Palermo. Giacigli di fortuna in aree verdi, parcheggi ed edifici abbandonati diventano l’unica, precaria, casa per chi è scivolato fuori dal sistema.
Un volto nuovo della povertà: giovani e stranieri
L’identikit di chi vive ai margini sta cambiando, imponendo ai servizi sociali una sfida del tutto inedita. Non parliamo più solo di marginalità estrema legata all’età adulta (sebbene oltre il 60% del totale siciliano abbia un’età compresa tra i 31 e i 60 anni), ma di una crisi che colpisce in modo sproporzionato i più giovani e la popolazione migrante.
Nelle strutture di accoglienza messinesi, il 61,5% degli ospiti è di nazionalità straniera. Un dato in linea con i grandi capoluoghi (67,1% a Palermo, 64,3% a Catania) che racconta di percorsi di integrazione interrotti o mai realmente partiti. A preoccupare è anche l’anomalia demografica del Sud e delle Isole rispetto al resto d’Italia: a Messina un senzatetto su quattro (il 25%) è un giovane tra i 18 e i 30 anni, quota che a Catania sfiora addirittura il 40%. Si tratta di vite in stallo che il welfare territoriale fatica enormemente a intercettare.
La strettoia dell’accoglienza
I servizi sociali arrancano, stretti tra l’aumento delle nuove povertà e risorse strutturali che si confermano limitate. La rete di contenimento mostra evidenti crepe: a Messina si contano appena 7 strutture, contro le 12 di Palermo e le 12 di Catania.
L’affanno del sistema non è solo una questione di posti letto, ma di un welfare che lavora perennemente in logica emergenziale. Gestire queste percentuali di giovani under 30, di cittadini stranieri e di persone esposte al freddo senza la minima protezione esterna richiede una marcia in più: un passaggio urgente dalla logica del pasto caldo a quella del reinserimento sociale abitativo e lavorativo.




