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Messinaservizi, il giudice dà ragione al papà “caregiver”: «Il turno di lavoro deve rispettare la disabilità del figlio»

- 30/12/2025
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Il Tribunale ha ordinato a Messinaservizi l’immediato ripristino dello status quo: il papà tornerà al turno 5.00-11.20 in zona Nord.

WhatsApp vds

MESSINA – Non è un privilegio, ma un diritto umano fondamentale. E quando un’azienda pubblica antepone presunte “rigidità organizzative” alla cura di un ragazzino fragile, è il Tribunale a dover rimettere in asse le priorità. È una vigilia di Natale dal sapore di giustizia quella vissuta da un operatore ecologico messinese, padre di un quindicenne affetto da una grave forma di autismo ed epilessia. Il Giudice del Lavoro, Valeria Totaro, con un’ordinanza datata 24 dicembre, ha ordinato a Messinaservizi Bene Comune di riassegnare immediatamente il lavoratore al suo vecchio turno all’alba, l’unico compatibile con le terapie pomeridiane del figlio.

Il calvario: tra turni impossibili e congedi forzati

La vicenda è la cronaca di una burocrazia che rischia di schiacciare le vite. Il dipendente, assunto a tempo indeterminato, per anni aveva svolto il servizio “porta a porta” nella zona Nord (vicino alla sua abitazione a Giostra) con orario 5.00-11.20. Un incastro perfetto che gli permetteva, smessa la divisa, di vestire i panni del padre e accompagnare il figlio, che necessita di assistenza continua e vigilanza costante, alle terapie riabilitative pomeridiane. L’equilibrio si rompe a gennaio 2025: l’azienda comunica via WhatsApp un cambio turno, spostandolo al pomeriggio (11.20-17.00), orario totalmente incompatibile con le cure del ragazzo. Alle proteste del lavoratore e dei sindacati, la risposta di Messinaservizi è un altro trasferimento: orario mattutino (6.00-12.20), ma spostamento operativo in via Galvani, alla ZIR, dall’altra parte della città rispetto alla residenza e al centro di riabilitazione. Risultato? Per non abbandonare il figlio, il lavoratore è stato costretto a mettersi in congedo straordinario, bruciando mesi di retribuzione e diritti.

La difesa dell’azienda: «Non possiamo creare favoritismi»

In aula, la partecipata del Comune si è difesa sostenendo che «congelare un dipendente in una micro-zona creerebbe rigidità organizzative dannose» e che cedere alle richieste avrebbe leso il principio di parità con gli altri colleghi. Una tesi che il Tribunale ha smontato pezzo per pezzo. Il giudice ha rilevato come l’azienda non abbia fornito alcuna prova reale (organigrammi, elenchi del personale, turnistica) che dimostrasse l’impossibilità di accogliere la richiesta del padre. Non basta dire “non si può fare”, bisogna dimostrare che farlo costerebbe troppo o bloccherebbe il servizio. Cosa che, in questo caso, non è avvenuta.

Il principio: l’accomodamento ragionevole

La sentenza va oltre il caso specifico e fissa un principio di civiltà giuridica, richiamando non solo la Legge 104, ma la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Si parla di “accomodamento ragionevole”: il datore di lavoro ha l’obbligo di adattare le condizioni lavorative (orari e sede) alle esigenze del dipendente che assiste un familiare disabile, a meno che ciò non comporti un onere sproporzionato. Il rifiuto di tale adattamento, scrive il giudice citando la Corte di Giustizia Europea, rientra nella nozione di «discriminazione fondata sulla disabilità».

L’ordine immediato

Riconoscendo il periculum in mora – ovvero il rischio che i tempi lunghi di un processo ordinario potessero danneggiare irrimediabilmente la salute del ragazzo e l’equilibrio familiare – il Tribunale ha ordinato a Messinaservizi l’immediato ripristino dello status quo: il papà tornerà al turno 5.00-11.20 in zona Nord. Una vittoria che restituisce serenità a una famiglia, proprio sotto l’albero di Natale.

Secondo l’ordinanza, trattandosi di un procedimento cautelare in corso di causa, la decisione su chi dovrà pagare le spese è stata rinviata alla fase di merito. Il giudice ha stabilito che la regolamentazione delle spese avverrà con la sentenza definitiva che chiuderà il giudizio. L’avvocato che ha difeso il ricorrente è Annalisa Giacobbe.

Tribunale sezione Lavoro
Tribunale sezione Lavoro