Il 12° Nucleo Elicotteri dei Carabinieri si è alzato in volo all’alba. Sotto, tra le trazzere, la polvere e le statali che circondano l’Etna, si muovono le pattuglie dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Sicilia”. Non stanno braccando un latitante di mafia, questa volta. La preda è chi ha rubato la storia.
Si chiama “Ghenos”, questa operazione. Un nome greco, antico, per un business criminale modernissimo. I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, coordinati dalla Procura di Catania, hanno aperto le mappe e tracciato una linea che attraversa mezza Europa.
Il blitz è scattato simultaneamente, come un meccanismo a orologeria. Si parte dal cuore dell’isola — Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, risalendo per Caltanissetta ed Enna — ma l’onda d’urto supera lo Stretto. Le deleghe raggiungono Roma, la culla del Rinascimento Firenze, e poi su verso il Nord-Est, Ravenna e Ferrara. Non basta ancora. I confini nazionali sono linee sottili per chi traffica bellezza: l’indagine ha varcato le Alpi, toccando la Germania e attraversando la Manica fino al Regno Unito.
Nel mirino ci sono 45 persone. Un piccolo esercito dedito al saccheggio sistematico. Le accuse sono pesanti, pietre tombali su un’organizzazione che aveva industrializzato il furto d’arte: associazione per delinquere, scavi clandestini, ricettazione, autoriciclaggio. Hanno trasformato i siti archeologici in miniere a cielo aperto, falsificando documenti, contraffacendo opere, esportando illecitamente pezzi del nostro patrimonio per piazzarli sul mercato estero. Hanno preso l’identità di questa terra e hanno provato a venderla al miglior offerente.
È una partita a scacchi giocata su più tavoli. Mentre in Sicilia scattano le manette, l’operazione si intreccia con un’indagine parallela della Procura di Catanzaro. Calabria e Sicilia, unite non solo dalla geografia ma dalla necessità di difendere il sottosuolo dai predatori.
Alle 11:00 i dettagli verranno svelati in conferenza stampa a Catania, in collegamento con Roma e Catanzaro.




