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Tre giorni di ritardo e il rischio di un anno di commissariamento: il ricorso sulle elezioni di Messina finisce a Palermo

- 22/04/2026
basile

Gli avvocati Starvaggi e l’avvocato e già magistrato Giorgianni contestano le tempistiche delle dimissioni di Basile: “Finestra chiusa il 24 febbraio”. Il Tar di Catania accoglie l’eccezione del Comune e trasferisce il fascicolo al capoluogo siciliano.

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Una manciata di giorni rischia di far saltare le elezioni amministrative di Messina fissate per il 24 e 25 maggio, consegnando la città a un commissariamento lungo un intero anno. È questo il cuore del ricorso presentato dagli avvocati Paolo Starvaggi e Angelo Giorgianni (ex magistrato e senatore, oggi schierato al fianco del candidato sindaco Gaetano Sciacca) in rappresentanza dei cittadini Antonino Spampinato, Sebastiano Dibilio e Salvatore Bucceri.

L’offensiva legale punta a far crollare il decreto di indizione delle elezioni basandosi su un rigido calcolo delle tempistiche istituzionali. Sotto la lente d’ingrandimento ci sono le dimissioni dell’ex sindaco Federico Basile. L’affondo dell’avvocato Giorgianni non lascia spazio a interpretazioni: “Arriveremo a maggio con un commissariamento che doveva durare tre mesi ma che rischia di durare un anno. Non so se Cateno De Luca o il suo staff hanno sbagliato. Forse non sono bravi in matematica”.

Il ragionamento della parte ricorrente si affida al calendario: Basile ha presentato le dimissioni il 7 febbraio 2026. L’atto, in assenza di ripensamenti, è diventato definitivo ed efficace venti giorni dopo, il 27 febbraio. I conti non tornano — incalza Giorgianni — dal 7 al 27? La finestra utile per votare a maggio si chiudeva il 24, quindi ci sono tre giorni di ritardo. Lo dice la giurisprudenza”. Una ricostruzione che, se confermata dai giudici, invaliderebbe la deliberazione della Giunta regionale del 4 marzo e il successivo decreto assessoriale del 23 marzo, atti che hanno regolarmente incluso Messina tra i comuni chiamati al voto in primavera. Da parte sua, la Regione Siciliana aveva già rassicurato nei giorni scorsi sull’assenza di vizi procedurali, rivendicando la prevalenza della normativa regionale in materia.

Per sapere chi ha ragione e se i messinesi andranno alle urne, bisognerà però attendere i giudici palermitani. L’udienza in Camera di consiglio tenutasi oggi al Tar di Catania (Quinta Sezione staccata, presidente Agnese Anna Barone ed estensore Giovanni Giuseppe Antonio Dato) ha infatti rimescolato le carte sul tavolo, concludendosi con un’ordinanza che dispone la trasmissione del fascicolo al Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia con sede a Palermo per le relative “determinazioni di competenza”.

L’eccezione del Comune sulle competenze

Il repentino cambio di sede è stato innescato da un’eccezione di incompetenza territoriale sollevata direttamente dal Comune di Messina, costituitosi in giudizio per chiedere di dichiarare inammissibili, improcedibili e infondate tutte le domande del ricorso. Palazzo Zanca ha fatto notare ai giudici etnei un aspetto tecnico dirimente: gli atti impugnati dai ricorrenti (la delibera di giunta e il decreto assessoriale regionale) sono a tutti gli effetti atti generali che interessano e producono effetti sull’intero territorio siciliano, non solo sulla città dello Stretto.

Un’argomentazione che il Tar di Catania ha pienamente accolto, individuando nel Tribunale amministrativo del capoluogo la sede “competente in materia di atti generali a valenza sull’intero territorio regionale“. Nel procedimento, oltre al Comune, si sono costituiti anche la Regione Siciliana, la Giunta, la Presidenza e l’assessorato alle Autonomie locali. Nonostante l’opposizione della parte ricorrente al trasferimento di sede, la decisione passa ora definitivamente a Palermo, a cui spetterà l’ultima parola sul destino della primavera elettorale messinese.

Giorgianni sciacca
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