Antoci: “Rischiamo un nuovo colonialismo energetico e digitale. Le risorse dell’isola non possono essere messe al servizio esclusivo delle Big Tech.”

Bruxelles, 10 aprile 2026 – La crescente diffusione di grandi data center e infrastrutture digitali in Sicilia solleva interrogativi sempre più urgenti sul piano ambientale, sociale ed economico. Un fenomeno che, come evidenziato da recenti inchieste giornalistiche, rischia di trasformare l’isola in una piattaforma estrattiva al servizio dei flussi digitali globali.
Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea chiedendo chiarimenti e interventi su un modello di sviluppo che potrebbe aggravare le fragilità strutturali del territorio siciliano.
“La concentrazione di data center ad altissimo consumo energetico e idrico in una regione già segnata da emergenze infrastrutturali e scarsità di risorse rappresenta un rischio concreto” dichiara Antoci. “Non possiamo permettere che la Sicilia diventi il luogo dove si estraggono energia e risorse senza adeguati benefici per le comunità locali”.
“Esiste il pericolo di una nuova forma di colonialismo energetico e digitale” prosegue Antoci. “In particolare, preoccupa l’ipotesi che energia rinnovabile prodotta localmente venga destinata a infrastrutture private, sottraendo capacità alla transizione ecologica dei territori, dei servizi pubblici e delle famiglie”.
Nell’interrogazione, Antoci chiede se tale concentrazione sia compatibile con gli obiettivi del Green Deal europeo e quali strumenti la Commissione intenda adottare per tutelare i territori periferici da dinamiche di sfruttamento.
“È fondamentale evitare che nuove infrastrutture strategiche nel Mediterraneo consolidino ulteriormente il potere delle grandi piattaforme extraeuropee” conclude Antoci. “L’Europa deve garantire uno sviluppo digitale equo, sostenibile e realmente al servizio dei cittadini”.




