Misure cautelari per cinque persone, tra cui due consiglieri comunali e due vigili. Le accuse della Procura di Messina ipotizzano un’associazione a delinquere finalizzata a falsificare le residenze per condizionare il voto del giugno 2024. Indagate altre 67 persone.

MESSINA – Un’inchiesta della Procura della Repubblica di Messina scuote il Comune di Forza d’Agrò. I Carabinieri della Compagnia di Taormina stanno eseguendo un’ordinanza di misura cautelare personale, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) del Tribunale di Messina, nei confronti di cinque indagati. Le accuse delineano l’ipotesi di un’associazione per delinquere orientata alla falsità materiale e alla falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.
Al centro dell’indagine, che vede operare la Direzione Distrettuale Antimafia, c’è il presunto inquinamento delle elezioni amministrative che si sono tenute l’8 e il 9 giugno 2024 per il rinnovo della carica di sindaco e del Consiglio Comunale di Forza d’Agrò.
Il provvedimento ha disposto gli arresti domiciliari per figure centrali dell’amministrazione e del corpo di polizia locale: il sindaco di Forza d’Agrò, un consigliere comunale, un agente della Polizia Municipale locale, un ausiliario del traffico.
Inoltre, è stato applicato il divieto di dimora nel luogo di residenza per un altro consigliere comunale del medesimo Comune.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo avrebbe costituito un sodalizio criminale dedicato a produrre una serie indeterminata di falsi in atto pubblico. Nello specifico, gli inquirenti contestano la creazione di numerose attestazioni di residenza mendaci, architettate appositamente per alterare il bacino elettorale e influenzare l’esito del voto.
L’operazione odierna coinvolge un numero ben più ampio di soggetti: le indagini hanno infatti fatto registrare il coinvolgimento di altre 67 persone. Un comunicato stampa dettagliato seguirà per chiarire ulteriormente i contorni della vicenda.

La nota, diffusa il 1 aprile 2026 e firmata dal Procuratore della Repubblica Antonio D’Amato, precisa ai fini del diritto di cronaca che tutti gli indagati devono essere presunti innocenti fino a una sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità. Viene inoltre sottolineato che il giudizio, svolgendosi in contraddittorio davanti a un giudice terzo e imparziale, potrà concludersi anche dimostrando l’assenza di ogni forma di responsabilità in capo a ciascun indagato.




