L’associazione “Invece del ponte” riunisce esperti e cittadini al Municipio di Messina. “L’opera non si farà mai, investiamo i miliardi per ospedali e mobilità sostenibile”.

Il ponte sullo Stretto è un progetto costoso, irrealizzabile e privo di reali benefici. È questo il verdetto perentorio emerso durante il partecipato incontro promosso dall’associazione “Invece del ponte”, svoltosi al Salone delle Bandiere del Municipio di Messina. Al centro del dibattito, una visione alternativa per lo sviluppo dell’area dello Stretto che punta su infrastrutture sostenibili, sicurezza del territorio e tutela dell’identità culturale.
A tracciare la linea è stato Guido Signorino, presidente di “Invece del ponte”, che aprendo i lavori ha chiuso definitivamente la porta all’opera: dopo anni di dibattiti estenuanti, è ormai emersa la certezza che il collegamento stabile non si farà mai. Una posizione pragmatica condivisa da Sergio De Cola, che ha ribadito l’impegno dell’associazione nel proporre alternative concrete e utili. I numeri offrono una prospettiva chiara sulle priorità: destinando anche solo un miliardo dei 14 previsti per la realizzazione del ponte, si otterrebbero le risorse necessarie per mettere in sicurezza ben 150 ospedali e strutture sanitarie.
Ma come si garantisce la continuità territoriale senza la mega-infrastruttura? L’ingegnere Domenico Gattuso ha smontato le previsioni di traffico della Società Stretto di Messina, giudicate fuori da ogni logica, evidenziando inoltre il contrasto del progetto con le direttrici delle Politiche di Coesione. La vera soluzione risiede nel potenziamento dell’attraversamento dinamico e in una nuova visione dei trasporti: investimenti mirati su nuove navi e catamarani; ammodernamento delle strutture portuali e dei collegamenti tramite treni; interventi diffusi dedicati alla mobilità sostenibile.
Tutto questo pacchetto richiederebbe un investimento stimato di circa 1,2 miliardi di euro, garantendo risultati ottimali per l’intera area dello Stretto e portando con sé significative ricadute occupazionali.
A riportare l’attenzione sulle emergenze attuali ci ha pensato Filippo Cucinotta, ricordando i recenti disastri causati dal ciclone Harry. Le fragilità di Sicilia e Calabria dimostrano come la vera “grande opera” prioritaria sia la messa in sicurezza del territorio. I danni registrati a strade, ferrovie e quartieri indicano chiaramente che un’infrastruttura isolata come il ponte risulterebbe inefficace e a rischio di inutilizzo in caso di emergenze, a causa delle interruzioni diffuse sulle reti circostanti. Da qui l’appello urgente a investire per mettere in sicurezza le reti viarie esistenti.
Oltre ai nodi tecnici ed economici, assume un peso centrale la dimensione estetica e identitaria. Fabio Granata non ha usato mezzi termini, definendo il progetto del ponte una “grande operazione truffaldina”, oltre che costosa e irrealizzabile. Un’opera così invasiva finirebbe per compromettere irrimediabilmente il significato storico e paesaggistico dello Stretto, un patrimonio “mitico” e unico che va assolutamente preservato.
Opporsi a questo progetto diventa quindi un dovere. A suggellare questo concetto, Granata ha ricordato che si deve rispetto a questo luogo e alla sua distanza naturale che, richiamando le recenti parole di padre Antonio Spadaro, risulta essere “minima ma ineliminabile”.




