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Policlinico di Messina, Iacolino ce la fa: fumata bianca al fotofinish

- 03/03/2026
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Si chiude con un pareggio che sa di vittoria sofferta il caso più spinoso del sottogoverno regionale. Salvatore Iacolino è ufficialmente il nuovo direttore generale del Policlinico di Messina. La ratifica della commissione Affari istituzionali è arrivata oggi, “sul filo del rasoio”, al termine di un percorso accidentato che ha rischiato più volte di far deragliare la tenuta della maggioranza.

Il verdetto d’aula fotografa una coalizione tutt’altro che monolitica: cinque voti favorevoli e cinque contrari. A sostenere il manager, in uscita dalla Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, sono stati Laccoto (Lega), Abbate (Dc), Zitelli (FdI), Intravaia e Pellegrino (FI). Sul fronte opposto, al compatto asse delle opposizioni (Pd, M5S e Sud chiama Nord), si è saldato il voto di Ludovico Balsamo. Una mossa, quella dei Popolari e Autonomisti, che segna una netta dissonanza rispetto agli alleati di governo.

Un anno di trincea

La nomina di Iacolino non è stata una semplice pratica burocratica, ma una vera e propria guerra di posizione iniziata nell’aprile 2025. Allora, il tentativo del governatore Renato Schifani di blindare il dirigente con una proroga biennale era stato stoppato dai veti incrociati di Fratelli d’Italia e di una parte della stessa Forza Italia.

Le contestazioni si sono concentrate per mesi su due fronti. I requisiti: Il precedente licenziamento dall’Asp di Siracusa, derubricato dalla Regione a semplice “recesso unilaterale” per superare lo scoglio dell’incandidabilità. Le ombre normative: Le denunce della deputata azzurra Margherita La Rocca Ruvolo su presunte violazioni Anac, che avevano portato Iacolino persino davanti alla commissione regionale Antimafia.

Il trasloco e l’effetto domino

Con il via libera odierno, Iacolino prepara gli scatoloni per il trasferimento a Messina, lasciando libera la poltrona di Piazza Ziino. Il futuro della Pianificazione strategica resta, per ora, un rebus: l’interpello pubblicato a luglio dalla Regione è rimasto rigorosamente top secret, ma i tempi stringono.

La successione di Iacolino si intreccia inevitabilmente con il rimpasto di giunta atteso entro la fine di marzo. Un incastro di deleghe e nomine che servirà a Schifani per puntellare un governo che, come dimostrato dal voto odierno, continua a muoversi su un equilibrio precario.

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