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Il “Miracolo” Basile di Fine Mandato: assunzioni e poltrone blindate per garantirsi il “torno subito”

- 27/02/2026
Torno subito

Tra infornate record di dipendenti sul filo di lana e fedelissimi piazzati a guardia delle partecipate, ecco la manovra del sindaco uscente per ipotecare il voto e non cedere mai davvero le chiavi di Messina.

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Miracolo o strategia? Di certo c’è aria di “tutto per tutto”. Quasi una disperata corsa all’atto dell’ultimo minuto. Sintomo di insicurezza e necessità di blindarsi, usando tutto quel che Basile ha a disposizione, che non è poco. Ma non è una novità. E’ una magia tutta italiana, e spiccatamente locale, che fa fiorire i contratti a tempo indeterminato in perfetta e sospetta sincronia con lo sbocciare delle campagne elettorali. Solo che qui a Messina si sta esagerando…

Federico Basile, primo cittadino al passo d’addio che da domani lascerà sguarnite le stanze del potere, ha pensato bene di congedarsi da Messina non con un sobrio resoconto, ma trasformando il Comune e la Città Metropolitana in un titanico snodo di smistamento per l’impiego. Una bulimia amministrativa che fa sorgere una domanda lecita: si assume a nastro come se non ci fosse un domani, o proprio per blindare il proprio domani politico?

L’Illuminazione dei 100 Vigili Urbani

La scena madre di questa tragicommedia istituzionale si è consumata proprio nelle ultime battute del mandato. Nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, il sindaco uscente ha accolto trionfalmente i primi 100 nuovi agenti di Polizia Locale, freschi di graduatoria definitiva. Un’immissione in servizio provvidenziale, fissata per il primo aprile, le cui procedure preparatorie e visite mediche sono iniziate — per una pura coincidenza astrale — a ridosso dell’apertura delle ostilità elettorali.

La graduatoria, rimasta in gestazione per mesi, ha visto magicamente la luce solo a febbraio 2026. Un tempismo perfetto per stringere mani e incassare gratitudine, un’operazione che ha sollevato un prevedibile polverone per il palese e quantomeno inopportuno utilizzo delle leve occupazionali al fotofinish.

Un Esercito di Riserve in Attesa

Ma cento divise nuove di zecca sono solo l’antipasto del banchetto. La “cura” prevede l’assunzione di altre centinaia di unità al Comune, un pacchetto per il quale l’amministrazione si è affannata in una corsa col fiatone contro il calendario per piazzare le bandierine prima del rompete le righe.

E se il Comune stampa contratti, la Città Metropolitana di certo non sta a guardare i cantieri. Nelle ultime settimane, da Palazzo dei Leoni l’amministrazione ha pigiato brutalmente sull’acceleratore delle pratiche burocratiche: stabilizzazioni last-minute di lavoratori storici del precariato, conclusioni affrettate delle selezioni e una pioggia di bandi e concorsi per funzionari e dirigenti, sparati a raffica a pochi giorni dal gong.

Le Partecipate e i “Guardiani” del Faro

Se i palazzi svuotati dal turnover reclamano truppe fresche, le società partecipate necessitano di generali fidati. Nel grande risiko pre-elettorale, il sindaco non ha trascurato di blindare le casseforti dei servizi cittadini. Si profilano infatti all’orizzonte probabili e imminenti nomine di nuovi amministratori unici alla guida delle aziende satellite del Comune.

La strategia appare cristallina: piazzare una schiera di fedelissimi nelle stanze dei bottoni. Veri e propri “guardiani del faro”, incaricati di presidiare poltrone, nomine e bilanci nel delicato periodo di transizione. L’obiettivo? Garantire continuità alla catena di comando in attesa che si compia l’auspicato “torno subito” del sindaco a urne chiuse. Un’occupazione preventiva degli spazi di potere mascherata da ordinaria continuità aziendale, utilissima per assicurarsi che, durante la sua assenza, nessuno osi toccare gli argenti di famiglia o spulciare nei cassetti sbagliati.

La Sindrome Elettorale

Con l’orologio agli sgoccioli e le valigie in mano, questa smania assunzionale e noministica assume i contorni sbiaditi della vecchia Prima Repubblica, ritinteggiata per l’occasione a colpi di dirette social e narrazione moderna. Nessuno nega che gli enti locali abbiano un disperato bisogno di forze fresche; tuttavia, la liturgia delle strette di mano e dei contratti firmati a poche ore dall’uscita di scena ha un sapore antico.

Non si compra il voto, per carità, ma di certo lo si massaggia con l’olio santo dell’agognato posto fisso e della poltrona di sottogoverno, elargiti sotto i riflettori di una competizione ormai incandescente. Domani l’amministrazione non sarà più formalmente in carica, ma la sua ombra lunga, proiettata da questo esercito di neo-assunti e amministratori fiduciari, continuerà a governare la città molto prima della riapertura delle urne.

basile sornione
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