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Il “ballista” politico di Messina e il fantasma del “mercato”. Caruso FI asfalta De Luca: «Mai offerte, solo fughe»

- 10/02/2026
basile de luca vino

Caruso, coordinatore regionale di Forza Italia, all’indomani della “bomba” sganciata da De Luca, non si limita a smentire. Lo demolisce. «Non ho mai fatto alcuna proposta. Lasciare una città senza guida per «inseguire un mero tornaconto politico» è «alto tradimento del ruolo istituzionale».

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di GIUSEPPE BEVACQUA

Un vecchio adagio dice che: se non puoi convincerli, confondili. E se non riesci a confonderli, fai la vittima. Cateno De Luca, in arte “Scateno”, deve averlo appeso sopra il comodino, subito sotto il poster di sé stesso. La scena madre è Messina, città metropolitana ormai ridotta a palcoscenico per le psicodrammi del suo “lider maximo”. Il sindaco Federico Basile si dimette? Ovvio, non è perché i numeri in consiglio non tornano o perché l’amministrazione annaspa. No, signori: è colpa del “Sistema”, della “Casta”, del complotto plutocratico.

La narrazione deluchiana, affidata alle colonne de La Sicilia di ieri, era perfetta nella sua sceneggiatura da B-movie politico: il Cateno “irriducibile” che rifiuta l’offerta indecente del centrodestra. Il presunto scambio? Un posto in giunta regionale per lui (o un suo fedelissimo) in cambio di quattro assessori di centrodestra da infilare nella giunta messinese. «Proposta irricevibile», tuonava De Luca, gonfiando il petto. Peccato che, a stretto giro, sia arrivato Marcello Caruso, coordinatore regionale di Forza Italia, a sgonfiarglielo con la delicatezza di uno spillo su un palloncino.

Caruso, all’indomani della “bomba” sganciata da De Luca, non si limita a smentire. Lo demolisce. «Non ho mai fatto alcuna proposta, anche volendo non ne avrei avuto i titoli», spiega il forzista, scuotendo la testa come si fa davanti a un bambino che racconta di aver visto un drago in cucina. E qui casca l’asino, anzi, il cavallo di Troia della propaganda di Sud chiama Nord. Secondo Caruso, siamo di fronte a una «mistificazione della realtà» per coprire l’unica verità imbarazzante: la fuga.

Perché di questo si tratta. Mentre De Luca parla di «ricatti» e patti occulti, Caruso apre le braccia e snocciola l’ovvio: «Non sono mai stato delegato da alcun partito a chiedere posti. Io rappresento Forza Italia, non il governo regionale. Il resto è fantasia politica, utile solo a costruire un alibi». Tradotto dal politichese: Cateno se la canta e se la suona. Si inventa offerte che nessuno può fargli (perché Caruso non distribuisce posti in giunta regionale come fossero caramelle) per non ammettere che Basile si è dimesso per evitare l’umiliazione della sfiducia in aula. «Lo sanno i numeri, lo sanno i consiglieri, lo sanno i messinesi», affonda Caruso.

È la tecnica del “vittimismo preventivo”. De Luca, che in campagna elettorale ha fatto il diavolo a quattro contro il centrodestra, che ha votato la sfiducia a Schifani e bocciato la finanziaria, ora vorrebbe farci credere che quello stesso centrodestra lo preghi in ginocchio di entrare in maggioranza? «Altro che patto occulto: l’opposizione è stata scelta e praticata apertamente», ricorda Caruso.

Ma il punto più basso, secondo il segretario azzurro, non è nemmeno la balla del mercato delle poltrone. È l’irresponsabilità. Lasciare una città senza guida «in un momento in cui c’è da affrontare una situazione catastrofica» (tra crisi idrica e rifiuti, ndr) per «inseguire un mero tornaconto politico» è, parole testuali, «alto tradimento del ruolo istituzionale». Basile e il suo dante causa scappano, lasciando le macerie, ma raccontano di essere eroi che non si sono piegati.

«Meno propaganda, meno vittimismo», chiosa Caruso, quasi con pietà. Ma chiedere a De Luca di smettere con la propaganda è come chiedere a un pesce di smettere di nuotare. Resta la nuda cronaca: un sindaco dimissionario, una città allo sbando e un leader che, non sapendo come giustificare il fallimento, si inventa trattative fantasma. Se non fosse tragico per i messinesi, farebbe quasi ridere. Ma a Messina non ride più nessuno, tranne forse De Luca quando si riguarda allo specchio, convinto che qualcuno, là fuori, creda ancora alle sue favole.

Caruso-Marcello
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