
Nuovo interrogatorio per l’agricoltore indagato. Prende corpo la tesi della tragica fatalità finita nel sangue: un errore di caccia, poi la sparatoria e il colpo di grazia

PATTI – I tasselli del mosaico iniziano a combaciare. Dopo un fine settimana di lavoro frenetico negli uffici della Procura, l’inchiesta sulla strage di contrada Caristia entra nella fase decisiva, quella tecnica e scientifica. Da oggi la parola passa ai laboratori del Ris dei Carabinieri: si cercano conferme incontrovertibili per chiudere il cerchio su una vicenda che vede tre vittime e un unico indagato per omicidio.
Sotto la lente degli esperti finiscono le armi: sia quelle delle vittime – l’82enne Antonio Gatani e i fratelli Giuseppe e Devis Pino – sia i fucili sequestrati a casa dell’agricoltore 48enne di Montagnareale, amico fraterno di Gatani e unico superstite di quella mattina di sangue. Gli accertamenti balistici saranno incrociati con il DNA e le impronte papillari isolate dai medici legali, ma l’attesa maggiore è per l’esito dello “stub”, l’esame volto a rintracciare residui di polvere da sparo su pelle e indumenti dell’indagato.
Sul fronte giudiziario, la Procura serra i ranghi. Il Procuratore Capo Angelo Cavallo e la sostituta Roberta Ampolo si preparano a sentire nuovamente l’agricoltore, assistito dagli avvocati Tommaso Calderone e Filippo Barbera. La posizione dell’uomo è delicata: dopo aver inizialmente raccontato di aver solo accompagnato Gatani per poi allontanarsi udendo degli spari scambiati per caccia, si è successivamente avvalso della facoltà di non rispondere. Ora i magistrati puntano a chiarire le zone d’ombra.
Ma è la dinamica di quell’alba del 28 gennaio a restituire uno scenario da brividi, che sembra allontanarsi dall’omicidio premeditato per avvicinarsi a un tragico, caotico incidente. Secondo la ricostruzione che prende sempre più corpo, tutto sarebbe nato da un errore: Gatani avrebbe sparato per sbaglio, uccidendo Giuseppe Pino con un colpo al petto.
Da lì, l’inferno. Il fratello della vittima, Devis, avrebbe reagito al fuoco uccidendo l’anziano 82enne. A quel punto sarebbe entrato in scena il “quarto uomo”: l’indagato avrebbe prima ferito Devis a un fianco, per poi “finirlo” con un colpo esploso a distanza ravvicinata. Un’esecuzione disperata o un atto di difesa? Sarà la scienza, ora, a dover dare l’ultima risposta.










