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L’ultimo tango dell’Ologramma politico: Basile si dimette (per ordine di scuderia). Adesso diciamoci la verità…

- 07/02/2026
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Basile stacca la spina mentre i fondi del PNRR sono in scadenza a giugno (rischio concreto: perderli tutti e lasciare i debiti ai nipoti) e mentre la Città Metropolitana, decapitata e senza vicesindaco, dovrebbe gestire i danni del ciclone Harry. Un capolavoro di irresponsabilità.

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La notizia è arrivata esattamente come ce l’aspettavamo: secca, asciutta, burocratica. Quel che invece non era previsto nel copione è l’umidità negli occhi di Federico Basile, il “bravo ragazzo”, il “posato”, il “professionista dei bilanci” prestato alla politica, o meglio, affittato. La scena madre nel Salone delle Bandiere ci restituisce un dato psicanalitico prima che politico: Basile è solo. Almeno così appare. Per la prima volta, “l’Ologramma” non ha il proiettore accanto. Siede al tavolo, pronuncia la parola “dimissioni” e attorno a lui c’è il vuoto pneumatico. Niente “badanti”, niente De Luca a suggerire la battuta o a inveire contro il nemico immaginario di turno. Basile è solo a giustificare una scelta ingiustificabile nei confronti della città.

Se togliamo la commozione di rito, resta il nulla cosmico delle motivazioni. Basile se ne va denunciando un “logoramento politico” e affermando di aver “sopportato di tutto”. Ora, ci perdonerà il Sindaco (ex), ma di grazia: cosa avrebbe sopportato? La “maggioranza” in Consiglio? Ma se l’opposizione a Messina è stata talmente “responsabile” da votare pure le virgole, garantendo il numero legale anche quando la sua stessa truppa andava al bar? Di quale ostruzionismo parla? L’unico atto bocciato in 3 anni è una nota a piè di pagina nella storia amministrativa della città.

La verità è che da sindaco Basile (con De Luca leader ombra onnipresente) ha avuto mano libera, anzi, liberissima. Ha potuto asfaltare la città di parcheggi e piste ciclabili senza mai chiedere il permesso ai cittadini, accusato anzi di governare in una torre d’avorio senza condividere mezza decisione con chi la subiva. E ora viene a dirci che “non ha margine operativo”? Ma ci faccia il piacere. L’inconsistenza delle motivazioni è pari solo alla gravità del gesto.

La realtà, quella che non si dice nelle dirette Facebook ma che si sussurra nei corridoi, è che Basile non si dimette perché non riesce a governare. Si dimette perché gliel’ha ordinato il Padrone politico. Cateno De Luca, il vero Sindaco, ha bisogno di “cristallizzare” il risultato. Deve sbrigare la pratica del consenso messinese adesso, incassare la fiche, e rivendersela tra un anno al tavolo delle Regionali e delle Nazionali. Basile è solo l’esecutore testamentario di una strategia decisa altrove. Un ordine di scuderia per tentare di spiazzare le opposizioni che, secondo il Vangelo di Cateno, non sarebbero pronte.

Tutto questo, beninteso, avviene sulla pelle dei messinesi. Un dettaglio trascurabile per i “guardiani dei conti”. Basile stacca la spina mentre i fondi del PNRR sono in scadenza a giugno (rischio concreto: perderli tutti e lasciare i debiti ai nipoti) e mentre la Città Metropolitana, decapitata e senza vicesindaco, dovrebbe gestire i danni del ciclone Harry. Un capolavoro di irresponsabilità.

Lui, l’alter ego, è convinto di risalire in sella tra tre mesi, fresco di rielezione. Un calcolo matematico, freddo, fatto da qualcun altro. Ma è sicuro che i messinesi, trattati come pedine di un Risiko personale, siano d’accordo? O forse, per la prima volta, l’ologramma scoprirà che quando si spegne la luce, in sala non è rimasto nessuno ad applaudire?

Basile dimissioni