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Mission Bambini: in Sicilia nei “nidi” pubblici meno di un bambino su cinque. Il PNRR immaginario

- 25/01/2026
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Un capolavoro di inefficienza: a gennaio 2025 è stato usato appena il 25% dei fondi. Dai 264 mila nuovi posti asilo preventivati, siamo scesi a 150 mila.

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di GIUSEPPE BEVACQUA

Mentre i nostri illuminati governanti si sciacquano la bocca con la Giornata internazionale dell’educazione, tra un tweet commosso e un convegno sulla “centralità dei giovani” (solitamente disertato dai giovani stessi), in Sicilia si consuma l’ennesimo capolavoro dell’ignavia di Stato. Il rapporto di Mission Bambini è una di quelle letture che dovrebbero far saltare sulle sedie ministri e governatori, se solo ne avessero una dotata di vergogna. Invece, probabilmente, finirà nel cestino insieme alle promesse elettorali.

Il dato è di quelli che non ammettono repliche: nell’Isola, “nido” è una parola esotica, quasi mitologica. Meno di un bambino su cinque (sotto il 20%) tra zero e due anni riesce a trovare posto in una struttura pubblica o convenzionata. Siamo alle solite: l’Europa nel 2010 aveva fissato l’obiettivo di Barcellona al 33%. Un traguardo che per la Sicilia è fantascienza pura, figuriamoci il nuovo target del 45% entro il 2030. L’Italia intera arranca al 28%, ma il Mezzogiorno sprofonda, confermandosi terra di conquista per slogan elettorali e deserto per i servizi reali.

E qui casca il governo (quello dei “Migliori” prima, e quello dei “Patrioti” poi). Ci avevano raccontato la favola del Pnrr come la panacea di tutti i mali, la pioggia di miliardi che avrebbe trasformato la Trinacria in una nuova Scandinavia. Risultato? Hanno preso le forbici. Dai 264 mila nuovi posti asilo preventivati, siamo scesi a 150 mila. Hanno “rimodulato”, che in politichese significa “abbiamo scherzato, i soldi non li sappiamo spendere o li abbiamo messi altrove”. L’Ufficio parlamentare di bilancio ci informa che a gennaio 2025 è stato usato appena il 25% dei fondi. Un capolavoro di inefficienza che rischia di bruciare altri 17.400 posti, con i comuni del Sud che restano a guardare col cerino in mano.

Le conseguenze non sono ipotesi sociologiche, sono certezze matematiche. Se non mandi il bambino al nido, se non gli dai stimoli nei primi mille giorni di vita, non stai solo creando un disagio alla famiglia (e alle madri, costrette a scegliere tra lavoro e pannolini nel silenzio complice delle istituzioni che si riempiono la bocca di “natalità”). Stai programmando scientificamente l’abbandono scolastico di domani.

In Sicilia, la dispersione scolastica è una piaga che supera stabilmente il 14%, con punte del 17%. Mentre la media nazionale scende (si fa per dire) al 9,8%, l’Isola produce eserciti di ragazzi con la terza media in tasca e nessun futuro davanti. È la cosiddetta povertà educativa, che riguarda un milione di minori in Italia. Bambini che non vedono un libro, un teatro, un campo sportivo, ma che conoscono benissimo la strada. E quando la scuola pubblica abdica, indovinate chi riempie quel vuoto nei quartieri difficili?

Le stime di Save the Children e Svimez sono una sentenza: anche se per miracolo spendessimo tutto il Pnrr rimasto, nel 2026 la Sicilia arriverebbe a coprire il 25,6% dell’utenza. Ancora sotto la soglia minima di civiltà. È il trionfo della disuguaglianza di censo: se hai i soldi paghi il privato (dove i medici odontoiatri fatturano come multinazionali, ma questa è un’altra storia), se non li hai ti arrangi.

Intanto, nel vuoto pneumatico della politica, tocca al Terzo settore fare da supplenza allo Stato latitante. Mission Bambini tappa i buchi a Palermo (Brancaccio, Zen) e a Catania (Librino), provando a cucire uno strappo sociale che la politica continua ad allargare. Ma non può essere una Onlus a garantire i diritti costituzionali.

La verità è che investire sui nidi non porta voti immediati: i neonati non vanno alle urne e i risultati si vedono tra vent’anni. Troppo tardi per la politica del “tutto e subito”. A Messina, una città con quasi cinquemila bambini sotto i tre anni, i posti comunali veri, quelli dove puoi entrare domani mattina, faticano ad arrivare a centocinquanta. Meglio un bonus una tantum o un ponte sullo Stretto, mentre sotto i piloni cresce una generazione di ignoranti di Stato.

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