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Taormina, il sacrificio del vice non chiude il caso. Ora De Luca spieghi il «blitz» mancato

- 12/01/2026
Taormina_-_Palazzo_Corvaja_-_Foto_di_Giovanni_Dall'Orto

Le dimissioni di Sferra non bastano a coprire le responsabilità: in sala c’erano amministratori pubblici che non hanno fermato le danze vietate. Il sindaco ha chiesto chiarimenti interni, ma resta l’assenza dei suoi famosi controlli a sorpresa proprio dove servivano.

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di GIUSEPPE BEVACQUA

L’illusione ottica è servita. Magari qualcuno, nei corridoi di Palazzo dei Giurati, crede davvero che per archiviare i fatti controversi del Capodanno al Palazzo dei Congressi basti una testa caduta. Le dimissioni del vicesindaco Jonathan Sferra, rassegnate per «motivi personali» all’indomani delle polemiche, vorrebbero essere il punto finale di una storia imbarazzante. Ma a pensarla tutta, e bene, quel passo indietro assomiglia più a una foglia di fico che a una risposta politica.

Il sacrificio di Sferra non soddisfa il cuore del problema sollevato dall’interrogazione consiliare. Non scioglie il nodo di una procedura per l’uso “non proprio” di un bene pubblico, né spiega la gestione di una serata nata come cena di beneficenza e finita in discoteca. Tocca ora a Cateno De Luca colmare il vuoto. Il sindaco deve chiarire chi c’era davvero a quella festa e, soprattutto, come sia stato possibile che nessuno sia intervenuto. Perché i fatti sono testardi: c’era una licenza firmata dallo stesso primo cittadino che vietava esplicitamente il ballo per ragioni di sicurezza. Eppure, le immagini mostrano una condotta “illecita” continuata, con la sala trasformata in pista.

La questione assume contorni istituzionali gravissimi se si considera un dettaglio non trascurabile: a quella festa hanno preso parte consiglieri comunali e assessori. Non semplici cittadini, ma pubblici ufficiali. Uomini e donne delle istituzioni che, di fronte all’evidente violazione delle prescrizioni — la musica che pompa, la gente che balla dove non potrebbe — avrebbero avuto il dovere, morale e giuridico, di far cessare l’abuso. Invece, il silenzio. O peggio, la partecipazione.

Per la verità, si apprende che De Luca avrebbe chiesto chiarimenti alla sua giunta e ai consiglieri. Ma la città ha il diritto di sapere cosa gli abbiano riferito. Quanti di loro erano coinvolti nella festa danzante in barba al divieto firmato dal loro leader? E qui emerge l’ultimo, stridente paradosso. Dov’era il De Luca furioso, il sindaco dei controlli a tappeto, il fustigatore dei costumi altrui? Il metodo dei “blitz”, brandelli di narrazione politica usati per costruire consenso sull’intransigenza, si è inceppato proprio la notte di San Silvestro. Nessun controllo preventivo, nessuna ispezione a sorpresa. Il “blitz” non è stato scatenato. E il sospetto, legittimo, è che l’intransigenza a Taormina valga per tutti, tranne che per il cerchio magico del potere.

sferra de luca
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